Civiltà cattolica: perché il Parlamento non decide sul fine vita?

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Città del Vaticano, 31 ott. (askanews) - Nella sentenza della Corte costituzionale sul suicidio assistito "si trovano molti elementi per un dibattito maturo e adulto da fare in Parlamento", ma "manca un vero dibattito parlamentare su questo tema". Lo scrive la Civiltà cattolica, quindicinale del gesuiti stampato con l'imprimatur della Segreteria di Stato vaticana.

"In Parlamento sono depositate 10 proposte di legge: per quale ragione manca un vero dibattito parlamentare su questo tema?", scrive padre Francesco Occhetta nel numero della rivista in uscita sabato. "Il M5S, insieme a parte della sinistra, appoggia il suicidio assistito per aprire alla cultura dell'eutanasia? Ci chiediamo: qual è il valore primo del legislatore? Rafforzare una relazione, o esaltare (solo) l'autonomia dell'individuo? E' sufficiente sostenere che la persona è sovrana della sua morte? Le leggi che disciplinano il fine vita possono essere regolate dall'utilitarismo, attento a tagliare le spese sanitarie, liberare dai sacrifici chi assiste, evitare la sofferenza? Oppure devono essere nutrite dalla cura della dignità umana e dalla pietas, che è responsabilità di accompagnare a morire con dignità?".

Nella sentenza della Corte costituzionale sul suicidio assistito "si trovano molti elementi per un dibattito maturo e adulto da fare in Parlamento: dall'autodeterminazione del paziente, intesa come principio non assoluto, alla protezione dei soggetti deboli come i minori; dall'obbligo di rimanere in un contesto medico all'interno di una struttura pubblica al parere del comitato etico necessario per prendere una decisione; dall'esclusione categorica che l'eutanasia sia ammessa come 'atto medico' al divieto per le cliniche private, come quelle in Svizzera, di diventare i luoghi della dolce morte e centri per nuovi business". E la sentenza, "destinata a riaprire il dibattito sul fine vita, va considerata come una sorta di voce supplente del Parlamento, che non è ancora riuscito a regolare la materia a causa degli scontri ideologici tra partiti", scrive padre Francesco Occhetta nel numero della rivista in uscita sabato. La Corte costituzionale "ha chiesto al Parlamento di intervenire rapidamente: la sentenza rappresenta una fessura in una diga che potrebbe cedere da un momento all'altro e cancellare a livello culturale e medico, secondo l'antico principio de iure condendo, le restrittive condizioni giuridiche imposte dai giudici. E' questa la principale ragione che ha riacceso e diviso il dibattito pubblico sul fine vita". (Segue)