Civiltà cattolica: perché il Parlamento non decide sul fine vita? -2-

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Città del Vaticano, 31 ott. (askanews) - Il dibattito sul fine vita, scrive Civiltà cattolica, "impone di attraversare una nuova soglia culturale, fatta di domande, parole ed esperienze che spesso coinvolgono e toccano interi nuclei familiari. Anche papa Francesco, nel novembre del 2017, aveva raccomandato di trattare con delicatezza le complesse problematiche relative al fine vita, precisando che 'è più insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona'. Occorre prendere atto che la medicina altamente tecnologizzata - per la quale la morte è un incidente e una battaglia da vincere - costringe a riformulare alcune delle domande radicali dell'esistenza. Ad esempio: quando la vita passa la soglia della morte?".

Dopo la legge 219 del 2017 e prima della scorsa estate, ricorda padre Occhetta, "la Conferenza episcopale italiana aveva proposto al Parlamento di ridurre le pene senza depenalizzare il gesto, mentre dopo la sentenza ha chiesto di prevedere l'obiezione di coscienza dei medici".

Ora, "il centro della nuova legge non potrà che basarsi sulla condivisione della scelta alla quale concorrono il malato, quando è ancora cosciente, i medici e i familiari nell'ambito di una valida relazione di cura. Fuori da questa relazione fondante e in assenza di limiti, 'staccare la spina' finirà per essere un arbitrio contro il valore della vita, che rimane sacra anche per la cultura laica".(Segue)