Civiltà cattolica promuove I due papi: amicizia tra uomini diversi

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Città del Vaticano, 16 gen. (askanews) - "I due papi" con Jonathan Pryce (Jorge Bergoglio) e Anthony Hopkins (Joseph Ratzinger) "mira a mostrare il progressivo riavvicinamento di due personalità molto diverse e la nascita di una vera amicizia tra due uomini che tutto sembra opporre": lo rileva la Civiltà cattolica in una recensione nel quale afferma che "il film è riuscito sul piano cinematografico ed è umanamente credibile".

"Ci vuole una vita per fare un uomo; ci vuole forse anche tutta una vita per fare un sacerdote e, a maggior ragione, un papa. I papi si susseguono e non si assomigliano, e questa è una buona notizia. Sostenuto da una superba regia, da attori eccezionali, da una musica originale e ben scelta, questo film vince la sua scommessa", scrive padre Marc Rastoin nel quindicinale dei gesuiti pubblicato con l'imprimatur della Segreteria di Stato vaticana.

Pur ispirandosi a fatti noti a tutti - gli ultimi due conclavi, le immagini pubbliche dei due uomini -, il film del regista Fernando Meirelles "non esita a creare. E' davvero una fiction ispirata a persone reali, e la sfumatura è importante. Abbiamo accesso a momenti inventati e a conversazioni fittizie. Se l'atmosfera del film è rispettosa verso la Chiesa e la persona di questi due Papi, non può impedire talvolta qualche caricatura. Per le esigenze di un paragone mediatico così abituale che purtroppo vi ci si abitua facilmente - quello che oppone i 'conservatori' ai 'progressisti' - inasprisce un poco la personalità di Benedetto XVI. E' così che la prima conversazione tra i due uomini è di una durezza senza dubbio eccessiva. Ma la limpida strategia narrativa del film si impone, perché mira a mostrare il progressivo riavvicinamento di due personalità molto diverse e la nascita di una vera amicizia tra due uomini che tutto sembra opporre. 'Sembra', perché, in fondo, essi condividono l'essenziale, anche la cosa più importante: una profonda fede in un Dio con cui si parla, una consapevolezza dell'alta missione del sacerdote, un'anima in sostanza tranquillamente cattolica. C'è una dimensione di artificialità in questa costruzione, ma è al servizio di un'esplorazione del mistero della fede e delle decisioni che può ispirare".

Quanto al flashback che racconta un il frangente nel quale l'allora provinciale dei gesuiti argentini "cerca di salvare i suoi compagni gesuiti esposti all'odio della dittatura, in particolare due di loro: Orlando Yorio e Francisco Jalics", la Civiltà cattolica lo racconta così: "Le sue esitazioni, la sua scelta di avere in pubblico un profilo basso per cercare di salvare il maggior numero di persone minacciate (tra cui molti attivisti non cattolici) sono ben rappresentate, come pure il peso interiore che questa decisione gli fa portare. Il fatto che più tardi Bergoglio abbia riconosciuto di aver avuto forse un atteggiamento un po' troppo autoritario, essendo arrivato in giovane età alla carica di provinciale, è reso in modo credibile".