Clavenna: "Omicron è sottostimata, la prossima survey dirà che è prevalente"

(Photo: Getty)
(Photo: Getty)

“Probabilmente sono numeri sottostimati, ma come era anche nella survey precedente. Si tratta di un’indagine su un campione: 2 mila tamponi sono davvero pochi”. Antonio Clavenna, responsabile dell’Unità di Farmacoepidemiologia dell’Istituto Mario Negri, mostra qualche scetticismo commentando con Huffpost il quadro emerso dall’ultimaflash survey condotta dall’Istituto Superiore di Sanità. Il report - basato su circa 2mila tamponi - ha segnalato che in Italia è in forte crescita la percentuale della variante Omicron, attualmente intorno al 28%, con forti variabilità regionali. L’ultima flash survey risaliva al 6 dicembre: dal confronto emerge che il tempo di raddoppio della variante risulta di circa due giorni, in linea con quello già trovato in altri paesi europei. Il 29 dicembre verrà data un’indicazione più precisa sulle stime di prevalenza.

Dottor Clavenna, oggi dalla Lombardia sono stati forniti dei dati che parlano di una presenza di Omicron al 40%. Il dato complessivo diffuso dall’Iss ci dice poco su com’è la situazione nelle diverse realtà italiane?

Non c’è stato fornito ancora un dato sulla distribuzione geografica. È possibile che il campione non rappresenti in maniera sufficientemente affidabile la realtà italiana. Più alto è il numero di tamponi del campione, più è possibile che ci si avvicini a una stima affidabile. Credo che questo metodo delle survey abbia molti limiti, non dà una fotografia dell’evolversi della situazione. Il quadro muta molto rapidamente: il fatto che secondo questa indagine due giorni fa Omicron era al 28% ci dice poco su quella che potrebbe essere la situazione di oggi, magari già radicalmente cambiata.

Che senso ha allora? Perché i dati emersi dallo studio dovrebbero avere un peso sulle decisioni di possibili restrizioni prese dal governo?

Può dare indicazioni, anche se sono abbastanza grossolane. Sappiamo che nell’arco di un breve periodo la situazione è cambiata radicalmente e dunque ci attendiamo molto presto che Omicron diventi prevalente. È un dato che può dare già indicazioni per chi deve decidere: bisogna effettuare delle scelte tenendo conto di una variante che si sta dimostrando nei numeri molto più contagiosa di quelle precedenti. Nel concreto sono ragionevoli provvedimenti più stringenti.

La prossima flash survey è prevista il 3 gennaio. Ci dirà che Omicron è prevalente in Italia?

Direi di sì.

Secondo uno studio inglese Omicron causa il 40% di ricoveri in meno rispetto alla Delta. Il fatto che stia diventando variante prevalente è una buona notizia? Il virus sarà meno severo, con meno ospedalizzazioni e meno peso sul sistema sanitario?

È difficile dirlo anche perché mancano dati confrontabili e complessivi che raccontino l’effetto sulle diverse popolazioni. Ci sono differenti fattori di rischio, differenti situazioni vaccinali. Nel Regno Unito c’è un’elevata percentuale di persone vaccinate, nel Sudafrica l’età media è bassa. Sono dati tranquillizzanti da un certo punto di vista perché significa che Omicron non è più pericolosa delle altra varianti. Probabilmente lo è meno, ma abbiamo bisogno di ulteriori dati per affermarlo. Rimane un problema: anche con una gravità minore, una variante che ha una capacità maggiore di trasmettersi di persona a persona ha un impatto comunque preoccupante sul servizio sanitario.

Serviranno quindi misure più restrittive? Arriveremo al lockdown anche in Italia?

È difficile prevederlo, non lo si può escludere del tutto, ma parliamo di una misura davvero estrema. Sicuramente c’è bisogno di una maggiore prudenza. Certo è difficile pensarlo durante le festività natalizie, dopo due anni come quelli che abbiamo affrontato. È comprensibile che le persone vogliano riunirsi ai propri cari.

Stiamo sempre più comprendendo che il virus è qui per restare. A livello di cure come siamo messi? Il 2022 sarà un anno più lieve per il Covid perché avremo più strumenti per contenerlo, anche se lui continuerà a mutare e diffondersi?

Verosimilmente sì. I dati indicano che le tre dosi di vaccino hanno un’efficacia alta contro le forme gravi di malattia, anche quella indotta da Omicron. Saranno disponibili nuovi farmaci e questo dovrebbe tutelarci ulteriormente.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli