Clima, al via la Cop27: in gioco il futuro della Terra

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Al via a Sharm El-Sheikh, in Egitto, la Cop27, la Conferenza delle parti della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. In un contesto minacciato dal catastrofico riscaldamento globale, più di 120 capi di Stato e di governo prenderanno parte - dal 6 al 18 novembre - a questo vertice che affronterà temi di urgenza impellente: guerra in Ucraina, tensioni inflazionistiche, lo spettro della recessione globale, la crisi energetica, il problema del cibo e della biodiversità.

Dry river and lake after drought impact on summer, Landscape of Cracked earth metaphor climate change and drought
Dry river and lake after drought impact on summer, Landscape of Cracked earth metaphor climate change and drought

L'evento arriva in un momento in cui i conflitti politici, sanitari ed economici stanno scuotendo il mondo, con il rischio di relegare il cambiamento climatico verso il basso nella scala delle priorità dei governi.

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Circa 30mila i partecipanti attesi in Egitto per cercare di riportare l'attenzione internazionale su emissioni nocive e sulle modalità per far fronte ai cambiamenti del clima. Negozieranno per porre fine all'uso del carbone, il combustibile fossile più inquinante - che è però tornato in auge in alcuni paesi durante la guerra in Ucraina - e cercheranno di escogitare un sistema per per aiutare i Paesi più poveri del mondo a riprendersi dai devastanti disastri legati al surriscaldamento del globo.

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Al vertice annuale delle Nazioni Unite sul clima interverrà anche il presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, che, secondo quanto rivelato da una fonte diplomatica egiziana ad "Agenzia Nova", potrebbe tenere un incontro bilaterale con il presidente dell'Egitto Abdel Fattah al Sisi.

Mentre i leader mondiali si riuniranno a Sharm el-Sheikh, i ricercatori hanno avvertito a più riprese che il mondo è ancora lontano dal suo obiettivo di fermare il riscaldamento globale. La temperatura media globale è già aumentata di 1,2 gradi Celsius dalla rivoluzione industriale. Una serie di recenti rapporti ha chiarito che si sta esaurendo il tempo per effettuare la revisione energetica necessaria per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C, prima che la crisi climatica evolva in modo catastrofico.

Il mondo dovrebbe quasi dimezzare le proprie emissioni di combustibili fossili entro il 2030 per evitare di andare oltre i 1,5 gradi, un target difficilmente raggiungibile, se non con decisioni radicali a livello politico, per le economie ancora fortemente dipendenti da petrolio, gas naturale e carbone.