Clima: Bei, da 2021 stop credito a progetti con fonti fossili, gas incluso

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La Banca Europea per gli Investimenti smetterà di finanziare progetti basati sui combustibili fossili, gas incluso, a partire da fine 2021. Lo ha annunciato ieri sera la banca pubblica, creata nel 1958 per finanziare i progetti in linea con gli obiettivi politici della Cee e oggi dell'Ue, che ha sede a Lussemburgo. Con la nuova politica rivista degli investimenti in campo energetico, la banca guidata da Werner Hoyer ha anche fissato un nuovo standard di emissioni: 250 grammi di CO2 per kilowattora (KwH) di energia prodotta, rispetto al limite precedente di 550 g per KwH.  

Già nel 2013 la politica per la concessione dei crediti era stata rivista, facendo della Bei la prima istituzione finanziaria internazionale al mondo a porre termine al finanziamento della generazione di energia attraverso il carbone e la lignite, tramite l'adozione di uno standard di emissioni più stringente. Diversi Paesi membri, tra cui Germania, Polonia, Romania e Italia, erano contrari a una svolta radicale sul gas, ha spiegato nei giorni scorsi incontrando la stampa a Bruxelles l'eurodeputato olandese dei Verdi Bas Eickhout.  

La decisione della Bei era molto attesa, ha spiegato Eickhout, perché "ciò che decide la Bei segnala quello che le banche private faranno in seguito. Del resto, non è questo il ruolo di una banca pubblica? L'abbiamo creata per questo. Da quello che sentiamo, alcuni temono" che la Bei si spinga "troppo oltre". Una politica creditizia 'carbon free' ha un impatto non trascurabile sull'economia Ue, visto il ruolo fondamentale che hanno le banche nell'allocazione delle risorse.  

I finanziamenti della Bei innescheranno "un trilione", cioè mille miliardi di euro, di investimenti nel prossimo decennio, secondo le stime dell'istituto con sede a Lussemburgo. La nuova politica creditizia della banca dell'Ue per il settore energia sarà basata su cinque principi: priorità all'efficienza energetica; andare avanti nella 'decarbonizzazione' dell'energia; aumento dei finanziamenti per la produzione decentralizzata di energia, lo stoccaggio innovativo e la mobilità elettrica; assicurare investimenti nelle reti, essenziali per le nuove fonti di energia, e il rafforzamento delle interconnessioni transfrontaliere.  

La Bei punta anche ad "aumentare l'impatto degli investimenti per sostenere la trasformazione energetica fuori dall'Ue". Il clima, sottolinea il presidente della Bei Werner Hoyer, "è il problema principale dell'agenda politica del nostro tempo. Gli scienziati stimano che ci stiamo attualmente dirigendo verso un aumento delle temperature di tre-quattro gradi centigradi entro la fine del secolo" Se questo accadrà, prosegue Hoyer, "grandi porzioni del nostro pianeta diventeranno inabitabili, con conseguenze disastrose per i popoli in tutto il mondo".  

"La banca dell'Ue - continua Hoyer - è stata la banca europea del clima per molti anni. Abbiamo deciso di fare un salto quantico in questa ambizione. Smetteremo di finanziare i combustibili fossili e lanceremo la più ambiziosa strategia di investimento sul clima di qualsiasi istituzione finanziaria pubblica in qualunque luogo della terra".  

Per Andrew McDowell, vicepresidente della Bei con delega all'Energia, "le emissioni di anidride carbonica dell'industria energetica globale hanno raggiunto un nuovo massimo nel 2018. Dobbiamo agire con urgenza per contrastare questo trend. L'ambiziosa politica creditizia per il settore energetico adottata dalla Bei - conclude - è una pietra miliare cruciale nella lotta contro il riscaldamento globale". 

E arriva il plauso delle associazioni ambientaliste, che più volte avevano fatto pressione sul consiglio di amministrazione della Bei perché prendesse questa decisione. La loro richiesta, ora, è rivolta a tutte le altre banche affinché seguano l'esempio.