Co2, energia, packaging: il percorso green del gelato italiano

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Milano, 9 ott. (askanews) – Quanta sostenibilità c’è dietro un cornetto gelato? Cosa vuol dire essere sostenibili per l’industria italiana del gelato confezionato? A queste domande risponde il Rapporto di sostenibilità 2020 dell’Istituto del gelato italiano, presentato a Mantova in occasione del Food and science festival. Un rapporto che misura l’impegno di questo comparto nei confronti dell’ambiente, impegno che non nasce oggi.

“Le aziende hanno intrapreso il percorso della sostenibilità da molto tempo da ben prima dell’effetto Greta che poi ha travolto tutta l’Europa – ha dettp Antonio Feola, responsabile sostenibilità Unionfood – Circa vent’anni fa, oltre vent’anni fa anzi avevamo il problema della gestione dei sottoprodotti della lavorazione, immaginate le cialde rotte dei gelati. Ebbene abbiamo scritto una linea guida tecnica insieme alle aziende anche dei gelati che facesse in modo che questi sottoprodotti diventassero una risorsa per un altro settore attiguo a quello dei gelati cioè la mangimistica, l’industria dei mangimi”.

Un esempio di economia circolare questo, che si aggiunge alle altre misure introdotte in questi anni dall industria. Secondo i dati del rapporto sono oltre 10mila le tonnellate di anidride carbonica risparmiate, pari a 5.230 auto in meno in circolazione, più di 7mila le tonnellate di rifiuti recuperate. E ancora il 100% dell’energia è rinnovabile da rete certificata con garanzia di origine. Nel concreto parliamo di progetti su cui aziende come Unilever, Sammontana e Froneri, che insieme rappresentano quasi il 90% della produzione, stanno investendo:

Giorgio Nicolai, direttore marketing Unilever: “Come Unilever come Algida un paio di anni fa abbiamo cominciato fortemente con progetti di eliminazione della plastica perché pensavamo che come leader di mercato dovessimo dare anche un segno. E chiaro che la sostenibilità costa, è chiaro che introdurre nuovi concetti di packaging che non siano di plastica costa ma questi sono visti come investimenti che noi dobbiamo fare”.

Carlo Chizzolini, dg industriale e ambiente Sammontana: “Uno dei risultati più interessanti che siamo fieri di presentare oggi è quello legato al nostro prodotto icona, il barattolino Sammontana. Siamo intervenuti su diversi progetti legati alla filiera della produzione e distribuzione di Barattolino e nel giro di un paio di anni siamo riusciti a ridurre l’impatto ambientale in termini di Co2 equivalente di circa il 13% rispetto al totale dell impatto su tutta la quantità di quello che abbiamo venduto”.

Luca Regano, amministratore delegato Froneri: “Froneri da quando è nata nel 2016 ha investito circa 20 milioni di euro in tecnologia, tecnologie che hanno portato innovazione sui processi produttivi ma alcuni investimenti sono andati specificatamente su impianti di cogenerazione. Sono impianti in cui si genera energia che poi viene utilizzata per la produzione e sono ad alta efficienza e ci hanno consentito di ridurre le emissioni di anidride carbonica nell’ambiente per 12.000 tonnellate all’anno”.

Questi progetti, non a caso, rientrano proprio in quegli ambiti di intervento prioritari affinchè la crescita aziendale possa definirsi sostenibile:

Massimo Marino, Perfect food consulting: “Gli aspetti fondamentali sono legati al consumo di energia perché il gelato ha bisogno di mantenere la catena del freddo e poi il packaging perchè il gelato ha bisogno di essere comunicato e soprattutto sia per motivi tecnologici che per la necessità di proteggere il prodotto il packaging ha una complessità che potrebbe rendere difficile o articolata la sua riciclabilità”.

E’ chiaro che c’è ancora della strada da fare per “passare dalla teoria ai fatti concreti, sia nella selezione delle azioni, sia in termini di educazione dei consumatori” come ha ammesso il professor Carlo Alberto Pratesi durante la presentazione. Ma siamo comunque davanti a un percorso ben avviato.

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