Cocaina, scalo Gioia Tauro. Colpo al narcotraffico: 36 arresti

La DDA di Reggio Calabria ha smantellato un traffico internazionale di cocaina che aveva la sua base logistica nel porto di Gioia Tauro, disponendo misure cautelari a carico di 36 persone. L'operazione interessa oltre alla provincia di Reggio Calabria, anche quelle di Milano, Roma, Napoli, Bari, Terni, Vicenza e Novara.

I provvedimenti restrittivi in esecuzione sono stati emessi su richiesta del procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, e del procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, e sono stati eseguiti dal GICO e dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza, che ha mobilitato in tutto 300 militari.

Nell'ambito delle indagini sono state sequestrate oltre quattro tonnellate di cocaina, per un valore al dettaglio di circa 800 milioni di euro. Sequestrati anche beni mobili ed immobili per un valore di sette milioni di euro. Tra i beni sequestrati c'é il patrimonio aziendale di due imprese del settore dei trasporti.

Secondo gli investigatori Pasquale Sergio, 61 anni, dipendente dell'Agenzia delle Dogane, avrebbe alterato il risultato del controllo effettuato tramite scanner su un container in cui erano nascosti trecento chili di cocaina, attestandone falsamente la regolarità. Sergio, in particolare, da addetto allo scanner, avrebbe alterato "gli esiti della scansione radiogena effettuata su un container trasportato dalla nave Msc Adelaide, proveniente da Santos, in Brasile, e sbarcato nel porto di Gioia Tauro il 18 dicembre del 2020".

Il dipendente dell'Agenzia delle Dogane, in cambio della sua complicità, avrebbe percepito, secondo quanto é emerso dalle indagini, una somma pari al 3% del valore dello stupefacente che era custodito nel container, stimato in quasi nove milioni di euro. A carico di Bruno, in particolare, è stato disposto il sequestro di beni per un valore di 261 mila euro.

"Le responsabilità penali che sono emerse da questa inchiesta riguardano personalmente gli indagati e non il sistema portuale di Gioia Tauro, che rappresenta un soggetto economico sano e legale non coinvolto assolutamente nelle indagini", ha detto il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, nel corso della conferenza stampa.

"L'importanza di quest'operazione - ha aggiunto Bombardieri - è quella di avere consentito di individuare un gruppo di operatori portuali stabilmente e sistematicamente al servizio di cosche di ndrangheta per il trasporto e l'importazione di ingenti carichi di droga. È evidente che le nostre indagini non fanno sconti a nessuno, ma ci teniamo ad affermare la piena legittimità dell'operato del sistema portuale, che garantisce agli imprenditori onesti che operano nello scalo la possibilità di svolgere la loro attività in modo sana. Ciò non di meno, comunque, non possiamo nascondere che dello stesso sistema portuale facevano parte alcuni operatori che, in realtà, erano dediti quasi esclusivamente ad attività illegali".