"Col Green Pass perché mantenere il distanziamento?" Ciciliano risponde ai dubbi del mondo dello spettacolo

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A sinistra, il dottor Fabio Ciciliano (Photo: hp - getty)
A sinistra, il dottor Fabio Ciciliano (Photo: hp - getty)

Posti ridotti rispetto alla capienza massima e distanziamento, nonostante l’obbligo del Green Pass: il mondo dello spettacolo e degli spettacoli live non ci sta. “A quasi due anni dall’inizio della pandemia, il nostro settore si trova ancora allo stesso punto: siamo fermi (tolte poche, troppo poche, situazioni a capienze ridotte). Oggi mi ritrovo a spostare le date del tour per la terza volta; e come me moltissimi mie colleghi e colleghe saranno obbligati a farlo” si è sfogato il cantante Mahmood via social, facendosi portavoce delle istanze dei lavoratori dello spettacolo e riaprendo il dibattito.

“Ciò che differenzia questi spostamenti dai precedenti è che oggi abbiamo a disposizione degli strumenti che permetterebbero di potere fare i concerti in sicurezza: i green pass”, continua il vincitore del Festival di Sanremo 2019. E ancora: “Guardo fuori dall’Italia e vedo che si può fare, evidentemente quando ci sono la volontà e l’attenzione verso un settore, le soluzioni si trovano. Provo un forte sentimento di abbandono da parte delle istituzioni”.

Ma perché, nonostante vaccini e Green pass, per gli spettacoli sono ancora necessari il mantenimento di almeno 1 metro di distanza tra gli utenti (eccezion fatta per conviventi, congiunti e persone che intrattengono tra loro relazioni sociali abituali) e la capienza ridotta? A rispondere all’HuffPost è il dottor Fabio Ciciliano, componente del Comitato tecnico scientifico: “Vige il principio di massima precauzione che abbiamo adottato sempre, in ogni ambito. Il settore degli spettacoli non è l’unico a vivere ancora una situazione di contingentamento. Al di là del Green pass e dei vaccini, misure come il distanziamento fisico sono una cautela necessaria in un momento in cui i numeri del contagio risultano ancora sostenuti. Detto ciò, va sottolineato che la situazione è di gran lunga migliore rispetto all’anno scorso grazie ai vaccini, che proteggono gli immunizzati dall’ospedalizzazione e dal decorso grave della malattia”.

Ma allora quando saranno possibili nuove decisioni? “Prima di fare qualsiasi valutazione, dovremo osservare quale sarà l’impatto della riapertura delle scuole sulla diffusione del Covid e sul sistema sanitario: si tratterà di un banco di prova importante. Quel momento segnerà il ritorno alla normale circolazione delle persone nelle città e darà indicazioni concrete sul potenziale aumento della circolazione virale. Bisognerà inoltre capire se un aumento dei casi corrisponderà a un aumento della pressione sanitaria: non è detto che sia così, ma dovremo verificarlo. Senza dati certi, non è possibile prendere decisioni”, dice Ciciliano.

A proposito di scuola: in questi giorni si parla molto della possibilità del ritorno in classe senza mascherine per gli alunni vaccinati. Così qualcuno si domanda ‘perché nelle aule si allentano le maglie e non si fa lo stesso col settore spettacoli?’. Su questo punto, Ciciliano precisa: “Prima di tutto, una classe è costituita da una popolazione stabile: si tratta di numeri piccoli e di persone che sono sempre le stesse, dunque di un contesto completamente diverso rispetto a quello di concerti e spettacoli. Negli istituti scolastici l’attenzione è massima: il progetto delle ‘scuole sentinella’ per il monitoraggio dei ragazzi lo dimostra. All’interno del documento sulla ripresa delle attività scolastiche è poi ben specificato che bisogna mantenere il distanziamento fisico e che, quando non è possibile, bisogna indossare le mascherine anche se sono tutti vaccinati”.

Intanto a commentare l’appello del mondo dello spettacolo giunge anche il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa. “Il Green pass per i concerti è un’ipotesi ragionevole e percorribile”, ha commentato Costa, riferendosi agli artisti che sono stati costretti a rinviare i propri concerti e che chiedono di poter tornare ad esibirsi davanti al pubblico munito di certificazione verde. “Credo - ha aggiunto il sottosegretario - che pensare ad organizzare eventi adottando il criterio del Green pass sia una proposta da tenere in considerazione e alla quale dobbiamo dare una risposta”.

Accanto agli artisti, scendono in campo le associazioni di categoria. “Pochi giorni fa, con l’Associazione Generale Italiana dello Spettacolo, abbiamo inviato una lettera al ministro delle Cultura Dario Franceschini per chiedere di abrogare il distanziamento interpersonale di un metro in presenza di Green Pass”, dice all’HuffPost Francesco Maria Perrotta, presidente di Italia Festival, associazione di categoria multidisciplinare che all’interno di Agis rappresenta le principali organizzazioni festivaliere italiane.

Perrotta prosegue sottolineando che “il distanziamento e i conseguenti ingressi contingentati comportano un problema di sostenibilità per noi organizzatori di eventi. I minori incassi vanno a gravare ulteriormente sui bilanci delle realtà del settore, già messe a dura prova dalle chiusure che il lockdown aveva imposto. A soffrire è tutta la filiera, dagli artisti alle maestranze. Sono stati per noi due anni di enormi sacrifici”.

Il presidente di Italia Festival evidenzia come, nell’ultimo periodo, per il settore siano subentrati costi aggiuntivi. “Ci siamo dovuti adeguare e abbiamo dovuto investire per gestire correttamente gli ingressi con Green Pass. In mancanza di adeguata organizzazione e personale adatto, infatti, potrebbero verificarsi lunghe code e assembramenti: questo è ciò che vogliamo evitare”, afferma Perrotta. Per tutti questi motivi l’auspicio è che “grazie all’ingresso con certificazione verde si possa tornare alla piena capienza. ll Green Pass deve essere un’occasione per riportare la gente a fruire di concerti e spettacoli, in tutta sicurezza”.

Mahmood ha detto di essersi sentito “abbandonato da parte delle istituzioni”. A chi gli domanda se la sua categoria provi lo stesso sentimento, il presidente di Italia Festival risponde: “Comprendo il legittimo stato d’animo dell’artista, ma non lo condivido. Ci sono delle difficoltà e vanno affrontate, ma posso affermare che il nostro dialogo con il Ministero della Cultura e con il governo non si è mai interrotto, fin dal primo giorno della pandemia. Oggi, al di là del sostegno economico, chiediamo un ulteriore sforzo per tornare a vedere la gente seduta in platea. Nel pieno rispetto del Green Pass, ma senza più contingentamento”.

“Nessuna penalizzazione per il settore della musica, dove sono in vigore per i concerti le stesse misure per lo sport, anzi più favorevoli per i concerti sotto le soglie di 2500 al chiuso e 5000 all’aperto”, aveva sottolineato qualche settimana fa una nota dell’ufficio stampa del ministero della Cultura, precisando l’attuale quadro normativo che regola la partecipazione a spettacoli e eventi sportivi in zona bianca. La precisazione del ministero era giunta dopo un recente concerto del rapper Salmo, finito al centro delle polemiche perché svoltosi senza distanziamento e mascherine ad Olbia.

“Le disposizioni di sicurezza attualmente in vigore in zona bianca - aveva riportato il Mic - prevedono posti a sedere pre-assegnati, obbligo di mascherina, distanziamento e green pass per tutti. Inoltre, per gli spettacoli al chiuso, fino a 2.500 spettatori, non c’è nessun limite di capienza dei locali mentre, oltre i 2.500 spettatori, vige il limite massimo del 35% di capienza, lo stesso limite che viene applicato invece agli eventi sportivi anche sotto la soglia di 2.500. Per gli spettacoli all’aperto, fino a 5.000 spettatori, nessun limite di capienza degli spazi, mentre oltre i 5.000 spettatori viene applicato il limite di capienza del 50%, lo stesso applicato agli eventi sportivi anche sotto la soglia dei 5.000”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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