Coldiretti: in 2020 consumi frutta secca +9% ma molto estero

Red
·2 minuto per la lettura
Image from askanews web site
Image from askanews web site

Roma, 23 apr. (askanews) - Nell'anno del Covid sono cresciuti del 9% i consumi di frutta secca degli italiani ma una buona parte del prodotto arriva dall'estero e in particolare dalla Turchia, da cui arrivano i 2/3 del totale usato per snack e dolci. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Ismea secondo cui nonostante le limitazioni al commercio internazionale imposte dalla pandemia non si è arrestato il flusso di prodotto estero "che viene spacciato come italiano e finisce nelle confezioni di frutta secca pronta da mangiare, nei gelati e nei dolci industriali, grazie alla mancanza dell'obbligo di indicazione dell'origine in etichetta sulla frutta trasformata", sostiene Coldiretti.

Le importazioni straniere sono praticamente raddoppiate negli ultimi dieci anni (+98%), e dei 61 milioni di chili che nell'anno del Covid hanno varcato i confini nazionali quasi 40 milioni di chili sono di origine turca, che è anche il maggiore produttore mondiale. Sul paese ottomano pende peraltro l'accusa di sfruttamento del lavoro minorile, sulla base della lista stilata dal Dipartimento del lavoro statunitense.

Al secondo posto si colloca l'Italia dove negli ultimi dieci anni la superficie coltivata a nocciole in Italia è passata da circa 71.000 ettari a 88.747 ettari, con una crescita generale in tutte le aree del Paese e la conquista di tre denominazioni di origine per la Nocciola Piemonte Igp, la Tonda di Giffoni Igp e la Tonda Gentile Romana Dop. Il terzo paese produttore sono gli Stati Uniti, davanti alla Georgia.

"Questa situazione, con l'aumento delle importazioni, nonostante la crescita degli impianti in Italia, in assenza di un obbligo di tracciabilità delle nocciole utilizzate nei derivati rischia - denuncia Coldiretti - di dare un immagine ingannevole della qualità delle nocciole nazionali che frequentemente vengono tagliate, miscelate o sostituite con quelle di importazione. Da qui l'esigenza - ha concluso la Coldiretti - di portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza con l'obbligo di indicare in etichetta l'origine su tutti quegli alimenti ancora anonimi, a partire da quelli trasformati, come nel caso delle nocciole utilizzate nell'industria dolciaria".