Coldiretti: con allerta Ue in etichetta per 23% italiani stop vino

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 24 mar. (askanews) - Quasi un italiano su quattro (23%) smetterebbe di bere vino o ne consumerebbe di meno se in etichetta trovasse scritte allarmistiche come quelle apposte sui pacchetti di sigarette. E' quanto emerge da un sondaggio on line realizzato dalla Coldiretti sul proprio sito e divulgato in occasione dell'incontro organizzato sul nuovo Piano Ue per la salute che divide l'Europa a tavola a Bruxelles da Coldiretti, Filiera Italia, Eat Europe e Farm Europe con la collaborazione dei gruppi parlamentari europei PPE, S&D e Renew Europe.

"E' del tutto improprio assimilare l'eccessivo consumo di superalcolici tipico dei Paesi nordici al consumo moderato e consapevole di prodotti di qualità ed a più bassa gradazione come la birra e il vino", ha spiegato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini. L'allarme nasce dal fatto che la Commissione Ue potrebbe introdurre allerta per la salute nelle etichette delle bevande alcoliche, come per le sigarette, nell'ambito dell'attività di prevenzione del nuovo "Piano d'azione per migliorare la salute dei cittadini europei" ed eliminare il vino e la birra dai programmi di promozione dei prodotti agroalimentari. Una scelta che colpirebbe anche le carni rosse e quelle trasformate, che vengono associate ai rischi di tumore, per favorire il passaggio a diete vegetali.

Il testo approvato prevede infatti che la Commissione "proporrà un'indicazione obbligatoria della lista degli ingredienti e delle indicazioni nutrizionali sulle bevande alcoliche entro la fine del 2022 e degli allarmi salutistici entro la fine del 2023" rivedendo anche la "politica di promozione sulle bevande alcoliche". Inoltre - ricorda la Coldiretti - la Commissione vuole modificare la politica di promozione dei prodotti agricoli, "con il passaggio a diete più basate su prodotti vegetali, con meno carne rossa e trasformata".

"Il giusto impegno dell'Unione per tutelare la salute dei cittadini secondo la Coldiretti non può tradursi in decisioni semplicistiche che rischiano di criminalizzare ingiustamente singoli prodotti indipendentemente dalle quantità consumate. L'equilibrio nutrizionale - precisa la Coldiretti - va infatti ricercato tra i diversi cibi consumati nella dieta giornaliera e non certo condannando lo specifico prodotto".