##Colle attende segnali chiari (assenti). Domani tempistica crisi

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Fivizzano (Massa), 25 ago. (askanews) - Non una parola sulla crisi di governo che tra meno di quarantott'ore troverà necessariamente, per sua ferma volontà, uno sbocco - o esecutivo con un solido accordo politico o inizia il viaggio verso le elezioni, in autunno. Ma la giornata del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Fivizzano, in Lunigiana, dove nell'agosto del 1944 i nazisti, con l'aiuto dei fascisti ("erano nazisti che parlavano carrarino" ricorda un sopravvissuto), trucidarono in un pugno di paesini della Lunigiana oltre 400 persone, serve a difendere, ancora una volta, l'Europa come garante della democrazia e della libertà. Quell'Ue, insomma, che è "uno dei più grandi spazi di libertà che esista al mondo", da cui anche il prossimo governo - se si farà - non potrà, tra vantaggi e vincoli, prescindere.

Non a caso con Mattarella a Fivizzano c'è anche il presidente federale tedesco Frank-Walter Steinmeier che pronuncia parole nette ed emozionanti sulla "vergogna" per quello che "i tedeschi hanno fatto" durante la Seconda guerra mondiale e che ha prodotto "una responsabilità senza fine". Mattarella, da parte sua, insiste sul fatto che gli eccidi nazi-fascisti non possono essere dimenticati e archiviati perchè anche lì c'è la "radice della nostra democrazia". "Quel "mai più" non è solo eredità della nostra storia recente - spiega nel discorso che pronuncia nella piazza di Fivizzano davanti a tutti i sindaci e ai cittadini della Lunigiana -, ma è la consegna che deve accompagnare ogni giorno il nostro essere cittadini, il clima e i comportamenti della vita quotidiana".

Parole che rappresentano un'idea di Europa ma anche di Italia. Con Steinmeier il dialogo è cordiale e centrato sui temi europei e sull'avvio della nuova legislatura europea. Un colloquio che prosegue a pranzo e che idealmente riprenderà a settembre in occasione della visita di Stato in Italia del presidente tedesco.

Per quanto riguarda la situazione politica dell'Italia, per il presidente sono ancora ore di attesa, oggi e domani, fino a quando non uscirà il calendario delle nuove consultazioni. La folla lo incoraggia ("in bocca al lupo, presidente", "resisti Sergio"), lui tace e saluta con un sorriso. L'attenzione è rivolta alla trattativa che Pd e M5s stanno conducendo (senza grandi esiti, per ora) o alle soluzioni politiche che le forze politiche potranno concretamente proporre al presidente. Ma, al Colle, a quanto si capisce, al momento non sono arrivati i segnali di chiarezza che il Capo dello Stato aveva esplicitamente chiesto.

I tempi delle consultazioni, che domani pomeriggio il Quirinale dovrebbe rendere noti - rappresenteranno un po' la bussola di questa crisi. Se i colloqui con le forze politiche saranno più ampi significherà che Mattarella ha colto la volontà concreta e l'esistenza di passi avanti reali per costruire un governo alternativo a quello M5s-Lega, naufragato dopo la crisi aperta dal leader del Carroccio Matteo Salvini. Se, invece, saranno consultazioni lampo, con tempi più serrati, sarà il segnale che, tra tattiche e strategie, non c'è nessun accordo serio e con ogni probabilità il presidente deciderà di dare vita a un governo che traghetti il Paese verso il voto in autunno.