Colpo alla stidda dei colletti bianchi a Brescia, 69 gli arresti -2-

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Milano, 26 set. (askanews) - L'anello di congiunzione tra i mafiosi e gli imprenditori era rappresentato dai colletti bianchi, i quali individuavano tra i loro clienti (disseminati principalmente tra Piemonte, Lombardia, Toscana, ma anche nel Lazio, Calabria, Sicilia) quelli disponibili al risparmio facile e che ora dovranno rispondere del reato di indebita compensazione di tributi. Nel breve arco temporale di un anno e mezzo, il gruppo criminale è riuscito a commercializzare crediti fiscali inesistenti per circa 20 milioni di euro, ceduti a imprenditori operanti tra i più svariati settori dell'economia. Pur mutando il business, gli stiddari hanno mantenuto le antiche modalità mafiose nel loro quotidiano agire: pur in giacca e cravatta, sono rimasti fedeli ai comportamenti tipici della mafiosità, manifestando capacità di intimidazione nei confronti della concorrenza e di affiliati ritenuti inaffidabili, offrendo, in aggiunta ai crediti fittizi, protezione agli imprenditori che ne hanno fatto richiesta, estromettendo con violenza i partecipi delle società in cui avevano reinvestito i proventi illeciti.

Le investigazioni hanno, inoltre, permesso di ricostruire le attività di reimpiego e riciclaggio, attuate attraverso società operanti, ad esempio, nei settori della consulenza amministrativa, finanziaria e aziendale, della sponsorizzazione di eventi e del marketing sportivo, del noleggio di auto, barche ed aerei, del commercio all'ingrosso, di studi medici specialistici, della fabbricazione di apparecchiature per illuminazione e della gestione di bar. Ecco, dunque, che le fonti di finanziamento illecito derivanti dai reati tributari diventano lo strumento per radicarsi nell'economia reale, come una vera e propria "metastasi" criminale che inquina l'ordine e la sicurezza economico-finanziaria. Ciò a scapito della parte sana dell'imprenditoria costretta a soccombere a causa della "concorrenza sleale" della criminalità organizzata.

L'indagine è stata anche una vera e propria lente d'ingrandimento sulla città di Brescia. Oltre a quello, mafioso, infatti, sono emersi anche altri due filoni investigativi. L'uno riguardante il tradizionale settore delle fatture per operazioni inesistenti, per un ammontare complessivo di fatture false per 230 milioni di euro. L'altro, afferente a varie condotte corruttive, dove gli imprenditori, elargendo mazzette e/o favori a pubblici funzionari ottenevano significativi risparmi fiscali. In sintesi, l'indagine Leonessa ha permesso di deferire all'Autorità Giudiziaria circa 200 persone, ed emettere 75 misure cautelari restrittive: 15 soggetti per associazione mafiosa; 15 soggetti per indebita compensazione; 18 soggetti per reati contro la Pubblica Amministrazione; 27 soggetti per emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.