Come cambiano i consensi dei partiti dopo le Regionali

Il “giorno del giudizio” delle elezioni in Emilia-Romagna e Calabria è ormai alle spalle, con il suo bilancio di vincitori e vinti. L'impatto che queste elezioni hanno avuto sul dibattito politico nazionale, sia durante la campagna elettorale che nei giorni immediatamente successivi alla proclamazione dei risultati, è stato notevole. Altrettanto notevoli si preannunciano le sue conseguenze in termini di percezione dello stato di salute dei vari attori politici e – a cascata – degli orientamenti degli elettori.

Da questo punto di vista in realtà i cambiamenti sono già in atto, e la nostra Supermedia dei sondaggi ha già iniziato a registrarne alcuni. Partiamo dalle intenzioni di voto ai partiti, dove la Lega resta stabile in prima posizione ma continua, anche questa volta, a flettere in misura appena percettibile (-0,1%). Dietro questa lieve flessione si cela in realtà una notevole variabilità tra i diversi istituti di sondaggio (se per SWG il partito di Salvini è al 33% per Ixè è invece appena sopra il 28%), per cui è senz'altro presto per ipotizzare evoluzioni di sorta nello stato di forma del Carroccio. Lo stesso dicasi per il Partito Democratico, che guadagna su base quindicinale solo lo 0,2% (oscillando tra il 17% di SWG e il 21% di EMG).

Cambiamenti molto evidenti sono invece quelli del Movimento 5 Stelle e di Fratelli d'Italia: il Movimento scende al 15% perdendo lo 0,7% in due settimane, ma secondo alcuni sondaggi sarebbe sceso persino al di sotto di questa soglia; il partito di Giorgia Meloni invece continua a macinare record, salendo oggi all'11,3% (+0,6%) e persino toccando quota 12% in alcune rilevazioni.


Sul piano delle aggregazioni parlamentari, continua a persistere (e anzi, si amplifica) un buon margine di vantaggio dei partiti di centrodestra all'opposizione rispetto alle forze della maggioranza di governo giallorossa. Questa settimana il distacco è pari a quasi a 8 punti (7,8%) mentre l'opposizione “liberal” (Azione, Più Europa) vale complessivamente il 4,5%.


Ma cosa pensano gli italiani delle elezioni regionali appena svolte? Chi sono i vincitori e gli sconfitti di questa tornata attesissima, molto più di quanto fosse lecito aspettarsi dalla sua effettiva valenza locale? Secondo un sondaggio di Ixè, realizzato proprio all'indomani del voto, la maggioranza relativa degli italiani (40%) sostiene che il PD queste elezioni le abbia vinte; un terzo degli italiani crede che sia il PD che la Lega non abbiano né vinto né perso; esattamente il doppio, cioè due su tre, ritengono però che il Movimento 5 Stelle ne esca sconfitto.

 

La sfiducia degli elettori pentastellati

Sempre secondo Ixè, la maggioranza degli italiani (53%) è convinta che il Movimento sia destinato ad avere sempre meno consensi, mentre un altro 27% ritiene che il M5S manterrà un seguito ma non potrà crescere più come in passato. Dato piuttosto singolare, quest'ultima convinzione è quella di gran lunga prevalente (61%) anche tra gli stessi elettori del Movimento. Solo una minoranza (6% tra tutti gli elettori, 27% tra chi vota M5S) pensa che sia possibile un recupero di consensi come in passato, tornando sui valori delle scorse Politiche.

Dalle parti del centrosinistra, invece, non c'è dubbio che la vittoria in Emilia-Romagna (ma anche il fatto di essere risultato il partito più votato in Calabria, nonostante la netta vittoria della coalizione di centrodestra) abbia infuso un certo ottimismo al Partito Democratico. Se il voto in Emilia-Romagna è stato investito, in tutto e per tutto, di una valenza nazionale – questo il ragionamento – allora anche i risultati andrebbero letti in quest'ottica.

Ma è proprio così? E soprattutto, se per assurdo un domani alle elezioni politiche tutta Italia votasse come l'Emilia-Romagna, quale sarebbe il risultato?

Il Parlamento se l'Italia votasse come l'Emilia

Può sembrare un'ipotesi troppo “eccentrica” e che non valga nemmeno la pena testarla. Ma abbiamo ugualmente scelto di metterla in pratica, ipotizzando la distribuzione dei seggi di Camera e Senato in presenza della stessa distribuzione di voto emersa domenica scorsa in Emilia-Romagna, ma su tutto il territorio nazionale. Come fatto già alcune settimane fa, inoltre, abbiamo scelto di ipotizzare un Parlamento già ridotto dalla riforma che riduce il numero dei parlamentari a 400 deputati e 200 senatori, ed eletto con la nuova legge elettorale attualmente in discussione alla Camera, il cosiddetto “Germanicum” (o “Brescellum”).

 

 

Il risultato sarebbe uno stallo: centrosinistra e centrodestra avrebbero lo stesso, identico numero di seggi al Senato (96) e sarebbero separati da un solo seggio alla Camera. Nessuna delle due coalizioni, però, raggiungerebbe la maggioranza assoluta. Il Movimento 5 Stelle sarebbe drasticamente ridimensionato, ottenendo una manciata di seggi (8 alla Camera e 3 al Senato) solo in virtù del cosiddetto “diritto di tribuna” (essendo rimasto solo il 5%).

La “lezione” che si può trarre da un esperimento di questo tipo è che in questo tipo di scenario emergono tutti i limiti dell'architettura istituzionale e del meccanismo elettorale nazionale: senza un premio di maggioranza alla coalizione vincente (presente alle Regionali) e con una soglia di sbarramento molto alta (5%) che penalizza le liste minori (assente alle Regionali), gli stessi voti che hanno consegnato a Bonaccini la vittoria produrrebbero un Parlamento bloccato, con i due poli principali in situazione di parità in entrambe le Camere ed impossibilitati a formare un governo a meno di non ricorrere a formule “di emergenza nazionale”, come quelle già viste in passato.