Come cambiare i modelli di assistenza e vincere malattie croniche -2-

Red/Gtu

Roma, 8 ott. (askanews) - Obiettivo del convegno è quindi favorire un confronto tra tutti gli attori coinvolti al fine di ripensare i modelli di assistenza, focalizzandosi sulle reali esigenze del paziente, sul percorso di "presa in carico" nella sua complessità ed evidenziare i benefici clinici ottenuti dall'integrazione delle diverse expertise in un unico team di assistenza. Quindi affrontare le sfide che provengono dalla governance: il Servizio sanitario deve essere in grado di garantire l'accessibilità delle cure, evitando di aumentare ulteriormente i costi e mantenendo qualità e innovazione nell'ottica della "personalizzazione delle cure", che sempre più caratterizza la medicina contemporanea.

"Un'innovazione che - sottolineano gli esperti - in ambito farmaceutico - è stata garantita fino ad oggi nel nostro Paese grazie al mantenimento di prezzi dei farmaci tra i più bassi d'Europa e a una spesa tra le più basse a livello mondiale, ma che deve sempre più tenere in considerazione il nuovo scenario di multi-cronicità attuale e pensare a un efficientamento nell'allocazione e distribuzione delle risorse economiche".

Secondo i dati dell'Organizzazione mondiale della sanità, le malattie croniche richiedono l'impegno di circa il 70-80% delle risorse sanitarie a livello mondiale. In Italia, si spendono oggi circa 66,7 miliardi di euro per queste patologie e si stima che questa spesa raggiungerà i 70,7 miliardi nel 2028. Ipertensione, artrosi/artrite, osteoporosi, diabete e scompenso cardiaco sono oggi le patologie croniche più diffuse e sono in particolare le donne ad essere più frequentemente "multi-croniche" (42,6% degli uomini vs 54,4% delle donne) con problemi di osteoporosi (incidenza del 5,2% negli uomini vs 31,2% nelle donne) e di artrosi/artriti (27,8% degli uomini vs 48,3% delle donne).

Inoltre, l'aumento delle patologie croniche non è solo dovuto all'invecchiamento della popolazione: l'innovazione medico-scientifica ha reso possibile la cura dove non era disponibile e le nuove terapie hanno di fatto cronicizzato patologie che pur non potendo essere curate definitivamente, sono state in qualche modo "stabilizzate" coinvolgendo anche fasce d'età più giovani. Basti pensare, per esempio, ai traguardi ottenuti nella cura del cancro o ad alcune patologie neurologiche, come la sclerosi multipla.

Quindi "il Servizio sanitario nazionale deve essere in grado di creare una filiera di servizi adeguata alla gestione efficace delle singole patologie mettendo in relazione ospedale e territorio, costruendo un percorso flessibile e capace di adattarsi alle esigenze dei pazienti". Dall'approvazione del Piano Nazionale della Cronicità nel 2016, alcune esperienze sono state avviate, a livello nazionale e regionale, ma "resta ancora molto da fare, in particolare nella corretta valutazione del valore del costo-beneficio dell'assistenza, sia per il paziente che il per il Ssn". Una medicina basata sul valore deve infatti saper conciliare outcome di salute positivi per il paziente e costi sostenibili. Questo significa dare priorità a prestazioni e servizi assistenziali di alto valore, sicuri, efficaci e appropriati che utilizzino modelli organizzativi di "presa in carico" disegnati per assecondare le peculiarità del paziente con un approccio sistemico e multidimensionale, in cui ogni operatore del Sistema salute sia attivamente partecipe del percorso di cura e gestione del paziente cronico.(Segue)