Come cambiare i modelli di assistenza e vincere malattie croniche -3-

Red/Gtu

Roma, 8 ott. (askanews) - "Per creare questa rivoluzione - precisa Andrea Silenzi, Università cattolica del sacro Cuore e vicepresidente Società italiana di leadership e management in medicina (Simm) - è necessario in primo luogo lavorare sulla cultura dei professionisti e sul coinvolgimento dei cittadini, cambiare mentalità e procedere per step che prevedano, in primis, la riorganizzazione dell'assistenza sulla base del reale bisogno di salute del paziente, favorendo la formazione di equipe multidisciplinari e network assistenziali, in modo da connettere trasversalmente i diversi attori coinvolti nel percorso integrato di cura; in secondo luogo, una nuova metodologia di lavoro basata sulla comunicazione trasparente delle informazioni relative agli esiti di salute e sulla condivisione delle buone pratiche 'real world'".

Introdurre un metodo multidisciplinare e multi-professionale comune a tutto il personale di cura vuol dire anche cambiare l'approccio nella formazione che va orientata in senso trans-professionale, durante il convegno è questo uno dei punti nodali affrontati: la necessità di sviluppare negli operatori sanitari una professionalità trasversale adeguata alle esigenze di un sistema di cure integrate che deve rispondere al quadro attuale di multi-cronicità e fragilità.

Tra le aree della cronicità, va posta poi una particolare attenzione, per il numero dei pazienti e per l'impatto sul Ssn, sull'osteoporosi e le fratture da fragilità che in Italia interessano ogni anno circa 600mila persone, ma di cui si stima un'incidenza molto maggiore nella realtà. Diversamente da quanto già accade in alcune aree terapeutiche come quella cardiovascolare, in cui la presa in carico e il trattamento del paziente sono scanditi da percorsi e procedure standardizzate, nell'ambito dell'osteoporosi e delle fratture da fragilità, invece, questo percorso non è ancora stato organizzato in un'ottica di sistema assistenziale a livello nazionale. E - suggeriscono gli esperti - l'Italia per superare questo gap potrebbe ispirarsi ad alcuni esempi collaudati in ambito internazionale, come i Fractures Liaison Services, "per costruire strutture di continuità assistenziale e terapeutica multidisciplinari, organizzate come Unità dipartimentali in prossimità dei centri di ortopedia o dei Pronto soccorsi ortopedici".