Come ci si può proteggere dai fulmini: le linee guida

Proteggersi fulmine
Proteggersi fulmine

La morte dell’imprenditore Alberto Balocco ha portato alla luce un problema non da poco. Morire colpiti da un fulmine, è possibile seppure raramente. Proprio per questo motivo l’ISS ha puntato l’attenzione su alcuni aspetti importanti da tenere d’occhio. Non solo la frequenza, ma le zone più colpite e le criticità dovute agli importanti cambiamenti climatici in atto in questi ultimi decenni.

Proteggersi dal fulmine, quali sono le zone italiane più colpite

L’Iss sul suo portale ha fatto il punto su quali sono le zone italiane maggiormente interessate dal fenomeno. Nello specifico ha spiegato che si tratta del “Friuli, la regione dei laghi lombardi, la zona di Roma e in genere i rilievi prealpini e appenninici”. Ha tuttavia tenuto a precisare che “più in generale, non ci sono in Italia zone esenti dal rischio dei fulmini”. Le probabilità di essere colpiti da un fulmine, in ogni caso, sono per fortuna molto basse: la probabilità per una persona comune di essere colpita da un fulmine in un periodo di 80 anni sono di approssimativaente 1 su 10.000 (secondo quanto riportato dall’analisi Medical Aspects of Lightning).

Oltre a ciò è stato fatto anche sapere che nel nostro Paese “cadono in media circa 1.600.000 fulmini all’anno, soprattutto nei mesi di luglio e agosto, ma il fenomeno può verificarsi, più raramente, anche d’inverno”.

Cosa fare in caso di fulmini

Un grande aiuto ce lo dà anche la Protezione Civile che sul suo sito ha scritto in modo dettagliato cosa fare. In particolare una delle prime cose da fare è quello di verificare “le condizioni meteorologiche già nella fase di pianificazione di una attività all’aperto, come una scampagnata […] leggendo in anticipo i bollettini di previsione emessi dagli uffici meteorologici competenti…”.

Se notiamo dei segnali in lontananza dobbiamo essere pronti ad agire anche cambiando i programmi. Particolare attenzione va prestata alle nubi specie se “cumuliformi” e “molto sviluppate verticalmente”. In questi casi è meglio evitare ambienti aperti ed esposti (come una cresta montuosa o la riva del mare o del lago)”.

“All’aperto nessun luogo è sicuro”

Non ultimo è stato ricordato che nessun luogo aperto è sicuro. Pertanto la prima cosa che è necessario fare è cercare di trovare un luogo chiuso e in ogni caso “aspettare almeno 30 minuti dopo l’ultimo tuono, prima di riprendere le attività all’aperto. In mancanza di un edificio, cerca riparo all’interno dell’automobile con portiere e finestrini chiusi e con l’antenna della radio possibilmente abbassata”.