Come è nata la tastiera Qwerty

Sono passati esattamente 146 anni da quando Christopher Latham Sholes firmò un contratto con la Remington per la creazione di una nuova macchina da scrivere. (Credits – Getty Images)
Sono passati esattamente 146 anni da quando Christopher Latham Sholes firmò un contratto con la Remington per la creazione di una nuova macchina da scrivere. (Credits – Getty Images)

Sono passati esattamente 146 anni da quando Christopher Latham Sholes firmò un contratto con la Remington per la creazione di una nuova macchina da scrivere. Una macchina da scrivere che avrebbe cambiato la storia. Soprattutto perché fu la prima macchina da scrivere con la cosiddetta tastiera Qwerty.

Ma perché Christopher Latham Sholes decise quell’ordine delle lettere sulla tastiera così particolare? Perché non le mise in ordine alfabetico e perché scelse proprio quella sequenza, che in alto a sinistra – appunto – si legge qwerty. Sull’argomento le leggende si sprecano ormai da 146 anni, ma ora sembra che il mistero sia stato risolto.

Storicamente, infatti, è stata opinione comune che la scelta della tastiera Qwerty fosse stata dettata da due necessità. La prima necessità è che la tastiera Qwerty impedisse alla macchina da scrivere di incepparsi. Come spiega Wired, infatti, se due leve portacarattere adiacenti erano azionate troppo velocemente, per come era costruita la macchina allora, poteva bloccarsi. La Qwerty emerse quindi dalla necessità di rimescolare la tastiera in modo che questo non succedesse, mettendo vicine lettere che difficilmente si sarebbero schiacciate in sequenza.

La seconda versione, più fantasiosa, diceva che la scelta della sequenza di lettere fosse dettata da necessità di marketing. Nata negli USA, l’idea di Sholes era quella di colpire i possibili acquirenti e, così, ecco che con la sequenza scelta veniva veloce scrivere la parola “typewriter”, cioè proprio “macchina da scrivere”. Una versione, però, come detto molto fantasiosa. Qual è, dunque, il motivo per la scelta della Qwerty?

A raccontarlo sono due ricercatori giapponesi, Koichi Yasuoka e Motoko Yasuoka. Secondo le loro ricerche, infatti, i primi a testare le nuove macchine da scrivere furono i telegrafisti. I quali, ovviamente, utilizzavano il codice Morse. Ebbene, la disposizione dei tasti doveva essere funzionale per un telegrafista che decifrava la sequenza di punti e linee e doveva trascrivere il più velocemente possibile la corretta sequenza di lettere. L’ordine alfabetico si rivelò non funzionale, e bisognava inoltre considerare le ambiguità del codice. In alcuni casi il telegrafista doveva aspettare la lettera successiva di una parola per essere sicuro di trascrivere quella giusta. Per esempio Z e SE, nel Morse americano, sono molto simili, da cui l’esigenza di posizionare le tre lettere vicine sulla tastiera.

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