Come gli alberi possono aiutare il mondo del vino

(Adnkronos) - Cosa possono avere in comune arboricoltura e vino? A prima vista potremmo dire nulla, in realtà nell’ultimo decennio la scienza che cura gli alberi ha rivolto il suo sguardo verso la coltivazione della vite, cercando di coglierne le interazioni che si instaurano tra la pianta che produce uva e tutto il resto del mondo vegetale e animale.

Da dove nasce questa esigenza? Sicuramente dalla necessità di capire come integrare sempre più gli alberi con tutti i sistemi produttivi umani, per cercare di contrastare il fenomeno veloce e inesorabile dei cambiamenti climatici che, come sappiamo, ha sicuramente un’influenza negativa sulle colture agricole in generale e in particolare su quella della vite.

Proprio su questo principio e basandosi sulla sua esperienza trentennale, Stefano Lorenzi arboricoltore treeclimber professionista, parte della rete d’impresa Climbcare, ha deciso di mettere a punto, avvalendosi anche del contributo di Luca Mamprin, afferente all’ordine degli agronomi e dei dottori forestali di Venezia, un protocollo che prevede una serie di soluzioni che derivano dall’arboricoltura, dalla gestione delle aree boschive e degli alberi monumentali, utile a ottenere il meglio dalla coltivazione della vite, cercando di aiutare il sistema vitivinicolo ad affrontare in futuro i problemi derivanti dai cambiamenti climatici.

Lorenzi e Mamprin, supportati dall’Associazione Arboricoltori hanno quindi pensato di proporre questo argomento, inusuale per il mondo professionale di cui fanno parte, alla commissione scientifica della Conferenza mondiale di arboricoltura organizzata dall’ISA (International Society of Arboriculture) che si terrà a Malmö, in Svezia, dal 12 al 14 Settembre 2022. E, con sorpresa degli stessi professionisti, il tema è stato selezionato tra i molti arrivati.

“Per noi è stata davvero un’emozione enorme ed inaspettata, la realizzazione di un percorso professionale che personalmente mi coinvolge da trent’anni” racconta Lorenzi “e poterlo fare portando una relazione che contiene entrambe le mie passioni: gli alberi e il vino, mi ha davvero reso felice, ora però sale la tensione per dover parlare 45 minuti in inglese, davanti ai massimi esperti di arboricoltura al mondo.”

Partendo dall’assunto che gli alberi sono una delle armi più efficaci, non l’unica intendiamoci, ma sicuramente la più immediata ed economica per limitare le alte temperature che si avranno nelle prossime estati e anche per mitigare gli effetti negativi degli eventi estremi come fortissime piogge o episodi di vento e grandine, Lorenzi ha iniziato dieci anni fa a studiare ed analizzare questi benefici e ad applicarli alla coltivazione della vite.

Questo perché è innegabile che negli ultimi trent’anni, specialmente in viticoltura, ma non solo, si è persa quella promiscuità di coltivazione integrata con altri vegetali che favoriva la biodiversità, complicava la vita ai patogeni animali e fungini e teneva sotto controllo gli effetti negativi degli animali selvatici. Quei sistemi integrati e naturalmente conservativi e rigenerativi del territorio che li ospitava si sono estinti in nome di una maggiore meccanizzazione e di un esigenza di produttività cresciuta anche a dismisura.

Chiediamo a Stefano Lorenzi su cosa verteranno le slide della presentazione che lui e Luca Mamprin illustreranno in occasione della conferenza svedese: “Entrambi abbiamo voluto dare un taglio pratico allo studio e al racconto, non vogliamo che il nostro approccio possa essere confuso con qualcosa di “fricchettone” o che punti a piantare alberi tanto per farlo, ci siamo concentrati sull’analisi della situazione attuale e su come si possa invertire la tendenza in atto usando gli alberi, i cespugli, l’acqua, alberi da frutta o da fiore per far fronte alle problematiche future in vigna che noi abbiamo raggruppato in quattro macro aree: eccessiva insolazione e calore in vigna, gestione delle acque, loro rallentamento, recupero e conservazione, aumento della sostanza organica generale e della biodiversità, regimentazione degli effetti negativi degli animali selvatici con approccio conservativo e non distruttivo.”

Pur essendo un consesso internazionale di arboricoltura, la relazione dei due relatori italiani è rivolta soprattutto ai vignaioli e agli sbagli più comuni fatti in viticoltura: “Il principale errore - sottolinea Lorenzi - è quello che facciamo tutti, ovvero credere che il clima cambierà solo diventando più caldo, ma non è così. Cambierà diventando estremo anche nelle precipitazioni e nelle gelate tardive, quindi un errore che vedo fare nel mondo del vino è di concentrarsi solo ed esclusivamente sulla vigna - portainnesti, altitudine di impianto, per fare due esempi - con grande investimenti solo su uno degli aspetti del problema. In realtà la vigna è solo una parte del tutto, di un sistema che deve tornare in equilibrio e questo lo si ottiene solo diversificandolo, complicandolo e soprattutto ripensandolo non solo nel tessuto agricolo, ma anche in quello urbano. Un esempio pratico? Se non si progetteranno con cura le nuove espansioni urbane, limitando le zone di rifrazione del calore, le grosse grandinate nelle zone agricole saranno sempre più frequenti e violente e quindi a cosa potrà servire il più evoluto dei portainnesti se ci sarà grandine sempre più frequente e pesante? Cosa può tornare utile allora? Banalmente la risposta è - ma nei fatti banale non è - l’ombra degli alberi ”.

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