Come informare i figli se mamma o papà hanno un tumore?

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Maskot via Getty Images/Maskot (Photo: Maskot via Getty Images/Maskot)
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Aspetto o lo dico subito? Quali parole devo usare? Devo trattenere o reprimere le lacrime? Sono solo alcune delle domande che un genitore con una diagnosi di cancro si pone nel momento in cui deve comunicare questa notizia ai propri figli. Ci aiuta a fare chiarezza David Scaramozzino, psicologo clinico e psicoterapeuta presso la comunità “Il Ciliegio” di Roma, un centro che si occupa di minori a rischio. “Quando si deve comunicare una notizia così delicata, sono importanti sia le tempistiche che le modalità di comunicazione”, dice ad HuffPost. Ecco i suoi suggerimenti.

Non aspettare. Se posticipiamo la comunicazione della notizia, probabilmente questa verrà data quando la prognosi è ancora più infausta. E proprio in quel momento si crea disagio nel bambino, perché non gli si dà la possibilità di recepirla nel modo giusto. Se si attende, la notizia poi verrà comunicata in fretta, e questo ha un impatto maggiore sulla salute mentale del bambino.

Creare un momento per dare la notizia. È importante non dare la notizia in modo casuale o quando capita. Bisogna creare la situazione giusta, magari con un contatto fisico che possa trasmettere sicurezza, e assumere una postura aperta, che comunichi accoglienza e non rifiuto o chiusura.

Non serve entrare troppo nei dettagli. La comunicazione deve essere “a imbuto”: chiara, ma non necessariamente specifica. Non è importante dire tutto subito. In una fase iniziale si può parlare di tumore e spiegare che è “un problema”, usando parole semplici (“massa”, “sassolino”) ma evitare termini incomprensibili per i più piccoli, come “metastasi”. L’evoluzione della malattia si comunicherà gradualmente.

Non dare false speranze. Se è vero che non serve essere troppo precisi, è importante anche non dare notizie false. È preferibile rispondere alle domande dei bambini con dei semplici “non lo so”, oppure “ci informeremo insieme”, piuttosto che affermare qualcosa di cui non si è sicuri. Notizie false generano aspettative false.

Ricordare che la famiglia è una rete. Una diagnosi di cancro è un problema che riguarda tutta la famiglia, non solo il/la malato/a. Quindi non è detto che la comunicazione debba essere fatta per forza dalla persona interessata. Anche l’altro genitore, o un altro parente, può farlo. Se si hanno più figli, si può cominciare da quello maggiore, che si presuppone sia più forte (ma non è scontato), per poi passare al più piccolo, o al più fragile.

Le emozioni non vanno represse. Se mamma o papà si emozionano mentre lo dicono, arrivando anche a piangere, non è un problema. È un momento di autenticità. Le lacrime non vanno represse, perché l’emozione aiuta a capire il significato e l’intensità di quello che si sta dicendo. Si cerca di recuperare lucidità e ricominciare a parlare. Questo dà anche un esempio ai bambini: si può anche piangere, ma ci si calma e si va avanti.

Dare la notizia al momento giusto. Non si comunica una notizia così delicata dieci minuti prima di andare a lavorare. È suggeribile prendersi del tempo per restare affianco ai propri figli nelle ore successive alla comunicazione e rispondere alle loro eventuali domande.

L’importanza dello psico-oncologo. Un importante aiuto può derivare dallo psico-oncologo, una figura professionale specializzata nel campo della psicologia applicata all’oncologia, che può aiutare la famiglia in tutte le fasi della malattia. Questo professionista aiuterà a “umanizzare” la diagnosi e le cure e a “dare significato” a ciascun accadimento.

Occorre specificare infine che non ci sono parole giuste, o valide universalmente, per comunicare ai più piccoli una diagnosi di tumore in famiglia. L’importante è essere sempre sinceri e usare termini comprensibili.Una cosa rimane certa: tenerlo nascosto ai figli non è la scelta più giusta. A dimostrarlo è anche uno studiopresentato recentemente durante il convegno annuale della European Society for Medical Oncology (Esmo), secondo cui il 96 per cento di bambini e ragazzi subisce un contraccolpo psicologico per non aver appreso la notizia con i giusti tempi e modalità. Le conseguenze possono andare da vari livelli di ansia e depressione, fino all’impatto sul rendimento scolastico o ai comportamenti violenti. “Concordo con questo studio - conclude Scaramozzino -. Stiamo parlando di situazioni che hanno un impatto totalizzante, a volte anche visivo. Pensiamo alla caduta dei capelli, oppure alle continue assenze al lavoro, all’impossibilità di accompagnare i bimbi a scuola. Se tutto questo non viene giustificato, si crea un danno ai bambini”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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