Come i mestieri dei nostri nonni ci salveranno dall’inquinamento

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Esistono mestieri che sono quasi scomparsi. Quanti di noi sono mai entrati in una bottega di calzolaio? Quello del calzolaio è un lavoro antico o meglio un’arte che veniva tramandata di generazione in generazione. Ha origine nel Medioevo, verso la fine del XIII secolo, periodo in cui iniziavano a formarsi le corporazioni dei vari mestieri. Anticamente il calzolaio era una figura indispensabile, soprattutto nei paesini in cui la bottega artigiana non solo confezionava le scarpe ma si occupava anche della loro riparazione.

Oggi alcune aziende favorevoli all’impegno per la sostenibilità hanno iniziato a condividere valori antichi ma con tecniche di ultima generazione. Una di queste aziende, fiore all’occhiello dei calzaturifici asolani, è SCARPA. Non è facile che scarpe sportive possano essere risuolate e rigenerate, ma in questa azienda le scarpe sono create perché durino e possano essere facilmente riparate. Sin dalle prime fasi della progettazione, infatti, si prende in considerazione la longevità del prodotto e la modalità di assemblaggio per agevolarne la riparazione e la risuolatura. In questa ottica, per l’azienda SCARPA creare una calzatura durevole, sostenibile e performante è un obiettivo importante.

Oggi non si pensa più che un paio di scarpe possa essere riparato, risolato, rigenerato. Quando le scarpe diventano vecchie o sono consumate vengono gettate via. E se quelle scarpe tanto comode che ci hanno permesso di attraversare molte strade potrebbero avere una seconda vita? Negli ultimi anni il mondo della moda è andato verso la direzione del consumo, dell’acquisto compulsivo, della scelta di capi di abbigliamento e accessori sempre più legati a tendenze destinate a durare pochissimo tempo. La bassa qualità delle materie prime e della fattura, ha creato un modello di funzionamento chiamato “fast fashion”. Questa moda “usa e getta” ormai regna nel mondo dell’abbigliamento e degli accessori, ma il costo ambientale che questo modello ha sull’inquinamento è impressionante. L’impatto sul pianeta del settore della moda riguarda più fronti: l’utilizzo dell’acqua, l’inquinamento chimico, le emissioni date sia dalle lavorazioni che dal trasporto, gli scarti.

I cambiamenti climatici ed i nuovi movimenti ambientalisti stanno però contribuendo a far riflettere su questo modello. Anche chi non è un convinto ecologista ha sviluppato una consapevolezza verso i danni che sono stati creati all’ecosistema in cui viviamo. Oggi diventa necessario trovare soluzioni pratiche e innovative al problema. Cos’è l’innovazione se non l’introduzione di un nuovo sistema, di un nuovo metodo di produzione? L’innovazione è sinonimo di futuro. Ma se il nostro futuro invece si potesse innovare guardando indietro al nostro passato?

Se prendiamo in considerazione l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e ci soffermiamo sull’obiettivo 12 che recita: “garantire modelli sostenibili di produzione e consumo” ci può venire in mente l’economia circolare e il principio delle tre R: riduzione, riuso e riciclo. Sebbene la difesa dell’ambiente del secolo scorso abbia il difetto di generare paura e catastrofismo, oggi guardare al passato ci potrebbe aiutare a portare a casa un obiettivo importante per il futuro.

Ecco che il mestiere dei nostri nonni è l’incarnazione di una filosofia green. Il concetto romantico del ricordo legato ad un paio di scarpe, le emozioni che ci hanno portato a vivere, le strade ed i viaggi che le hanno consumate arricchendo i nostri cuori e la nostra anima, si possono coniugare con una condotta etica ed un gran risparmio . Calpestare il suolo non da padroni ma da beneficiari può rivoluzionare il modo di interagire con tutto l’ecosistema.