Come paesi Nato, Giappone verso spese difesa oltre 2% del Pil?

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Image from askanews web site
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Roma, 22 apr. (askanews) - La guerra in Ucraina ha innescato una corsa al riarmo e anche in Giappone, una nazione vincolata dalla sua costituzione al non possesso di forze armate, è stato ravvivato il dibattito sulla necessità o meno di partecipare a tale competizione.

Una voce particolarmente risonante, in questo momento, è quella dell'ex primo ministro Shinzo Abe, che durante i suoi mandati ha sempre tentato di perseguire la strada della riforma costituzionale, non riuscendo però a ottenerla.

"Ogni paese della Nato, senza eccezione, ha concordato di innalzare il suo bilancio della difesa al 2 per cento del Pil", ha affermato Abe in un discorso tenuto ieri al Forum per gli studi strategici di Tokyo. "Se Tokyo - ha ocntinuato l'ex capo di governo - dicesse di non voler innalzare il suo budget per la difesa, tutti sarebbero sorpresi".

Abe - che da primo ministro riuscì a far approvare un'interpretazione della costituzione che consente alle Forze di autodifesa giapponesi di intervenire in soccorso di un alleato attaccato (concetto di difesa collettiva) - è tuttora un politico particolarmente influente all'interno del Partito liberaldemocratico di maggioranza che sostiene il governo del primo ministro Fumio Kishida.

L'Articolo 9 della Costituzione giapponese, che fu imposta alla fine della seconda guerra mondiale dal generale Douglas MacArthur, capo del Comando supremo Alleato (GHQ), prevede non solo il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, ma vieta al Giappone di possedere forze armate. Tuttavia, con la guerra di Corea del 1950-53, furoo gli stessi statunitensi a spingere Tokyo a dotarsi di "Forze di autodifesa" (Jieitai) armate, ma con forti vincoli legislativi che ne impediscono l'utilizzo offensivo e ne limitano fortemente l'operatività.

Anche sul fronte del bilancio di difesa, tradizionalmente il Giappone si è mantenuto al di sotto dell'1 per cento del prodotto interno lordo. Trattandosi del terzo Pil al mondo, tuttavia, si tratta di una cifra che colloca comunque Tokyo piuttosto in alto - tra i primi dieci - nella classifica dei paesi che spendono più in difesa.

L'invasione russa dell'Ucraina ha spinto diversi paesi Nato a impegnarsi per portare il bilancio della difesa oltre il 2 per cento del Pil. Il Giappone si trova in una regione particolarmente pericolosa: la minaccia nucleare nordcoreana e la questione di Taiwan, che è rivendicata dalla Cina come parte integrante del suo territorio, sono solo i due più rilevanti fattori d'instabilità regionale.

Lo stesso Giappone è opposto alla Russia da una disputa territoriale sulle isole Curili meridionali, occupati dall'Unione sovietica alla fine della seconda guerra mondiale e che Tokyo rivendica come parte integrante del proprio territorio. Il Giappone nell'ultimo Diplomatic Bluebook, il socumento annuale prodotto dal Ministero degli Esteri annualmente, ha definito per la prima volta in 19 anni "illegale" l'occupazione russa delle tre isole e un insieme di isolette che compongono le Curili meridionali, Territori settentrionali (Hoppo ryodo) per Tokyo.

Mosca ha bloccato i negoziati per il trattato di pace con Tokyo dopo la decisione giapponese di unirsi alle sanzioni contro Mosca per la vicenda ucraina. I negoziati erano di fatto bloccati proprio a causa della mancata soluzione della disputa sulle Curili.

La linea di alzare il budget di difesa oltre il 2 per cento del Pil è già stata adottata dal Partito liberaldemocratico, dando come arco temporale di questa azione un quinquennio. Questa proposta dovrà concretizzarsi con una revisione della Strategia nazionale di difesa, la prima dal 2013.

Nell'anno fiscale 2021 il Giappone ha speso l'1,24 per cento del suo Pil (per un totale di 48 miliardi di dollari), in base agli standard Nato, secondo quanto ha annunciato il ministro della Difesa nipponico Nobuo Kishi, che è il fratello minore di Abe.

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