Come seme che germoglia. Sacerdoti nella malattia

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Roma, 20 dicembre 2019 - Come non esistono vite di scarto, cosi' non esistono "preti di scarto", anche quando sono inchiodati ad una carrozzina o ad un letto d'ospedale. E' uno dei messaggi del libro "Come seme che germoglia. Sacerdoti nella malattia", di Vittore De Carli, pubblicato dalla Lev (Libreria Editrice Vaticana) con la prefazione del cardinale Angelo Comastri,inserito nella collana "I volti", Il libro è stato presentato giovedì 5 dicembre a Palazzo Pio di Roma nella Sala Marconi di Radio Vaticana dopo i saluti del responsabile editoriale della Libreria Editrice Vaticana - Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, fra Giulio Cesareo Ofm Conv., sono intervenuti Paolo Ricciardi, Vescovo Ausiliare di Roma e delegato per la Pastorale Sanitaria; Antonio Diella, Presidente Nazionale Unitalsi. Tra i sacerdoti intervistati dall’autore e presenti in sala don Maurizio Praticello, don Andrea Giorgetta e don Francesco Cristofaro, le cui storie sono narrate nel libro. L’incontro è stato moderato da Anca Martinas, giornalista di Vatican News. 

Il Presidente Nazionale Unitalsi Antonio Diella al termine degli interventi ha consegnato a Sua Eccellenza Monsignor Paolo Ricciardi la stola realizzata dalle volontarie dell’Unitalsi sottosezione di Varese,in occasione della giornata regionale dei sacerdoti anziani e ammalati, come gesto di riconoscenza per le attività dell’Unitalsi. 

I "volti" sono quelli di 12 sacerdoti che hanno dovuto fare i conti con la malattia o la disabilita'. Ed e' la provocatoria "contabilita'" evangelica del "centuplo quaggiu'" quella che si fa incontro dai loro racconti. De Carli, giornalista, dal 2011 presidente dell'Unitalsi Lombarda, nel volume ne ha raccolto le storie senza farne dei "santini", bensi' restituendo figure e vicende a tutto tondo, con le luci, le gioie, le consolazioni della loro condizione, ma senza mai nascondere le fatiche, i dubbi, le angosce, le crisi. E la provocazione, feconda, che i preti ammalati o disabili rappresentano per la Chiesa e la societa' d'oggi, assediate dalla "cultura dello scarto". 

Scorriamo i nomi dei dodici sacerdoti: Francesco Cristofaro, Raffaele Alterio, Francesco Rebuli, Andrea Giorgetta, Giorgio Ronzoni, Francesco Scialpi, Mario Monti, Silvio Turazzi, Maurizio Patriciello, Claudio Campa, Mario Galbiati, Salvatore Mellone. Dodici preti italiani, del Nord e del Sud. Alcuni diocesani, altri religiosi. Alcuni anziani, altri giovani. Uno di loro, il giovane pugliese Salvatore Mellone, dal 29 giugno del 2015 celebra con Dio per sempre, dopo le Messe celebrate sul letto di casa o d'ospedale. Ecco: queste storie mostrano come non c'e' condizione nella quale non sia possibile essere prete. 

Anche un letto, anche una sedia a rotelle, possono diventare altare o confessionale, quando si e' pronti a vivere ogni situazione come occasione per l'annuncio del Regno. 

"Il cuore di Vittore ci fa scoprire storie di vero eroismo sacerdotale. Il sacerdote, soprattutto nella societa' contemporanea, deve lottare contro l'indifferenza per aprire strade a Gesu' nel cuore della gente. E, in questa difficile opera di rievangelizzazione, i sacerdoti ammalati sono un sostegno, una forza, un vero carburante che tiene acceso lo zelo degli apostoli di oggi", scrive il card. Comastri nella prefazione. "I sacerdoti non sono indenni dalla malattia perche' la fede non e' un talismano che rende immuni dalla sofferenza fisica e psicologica", scrive a sua volta De Carli nell'introduzione. I preti sono "come ognuno di noi". Anche nella malattia e nella disabilita'. In essi l'ammalato e il disabile - ma non solo loro - possono scoprire un fratello. E un padre. Volto e voce della misericordia dell'unico Padre. "Il sacerdote nella malattia sperimenta come l'amore di Dio non protegge da ogni sofferenza ma protegge in ogni sofferenza". 

Il libro mostra come il prete ammalato o disabile e' anzitutto una provocazione per la comunita' cristiana, chiamata a non emarginarlo bensi' a riconoscerlo come dono. Ma la sfida e' per lo stesso sacerdote, chiamato a riconfigurare la propria missione, servizio alla Chiesa, appartenenza al presbiterio. Percio' non va lasciato solo. E serve una comunita' che lo sappia ascoltare, accogliere, valorizzare. Si potra' cosi' scoprire come il prete ammalato o disabile puo' essere un riferimento prezioso, un "messaggio" eloquente, in particolare per i preti giovani – e per tutti i giovani d'oggi. 

La storia di questi preti "e' storia di un seme che – nella malattia, nella disabilita', nella sofferenza e nell'amore - germoglia e porta frutto, per il bene di tutti", scrive De Carli nell'introduzione, prima di lasciare la parola ai 12 sacerdoti. 

E questo e' davvero un libro nato dall'ascolto. E dalla capacita' di farsi prossimo a chi soffre. Nello stile dell'Unitalsi. Per questa via e' possibile raccogliere "germogli" e "frutti" per il bene di tutti. Come l'incontro con l'insopprimibile dignita' di ogni esistenza umana, in ogni condizione. Come la bellezza e la fecondita' della fedelta' a Cristo testimoniata nella scelta radicale del sacerdozio, rinnovata nell'esperienza della malattia o della disabilita'. 

Fino a poter dire, con Maria nel Magnificat: "grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente!" Con i suoi "preti di scarto", la comunita' cristiana puo' vivere l'universale vocazione alla santita' e la sfida della missione in una societa' da rievangelizzare. "E potremo davvero cantare a una sola voce il Magnificat - conclude il libro -. Come popolo in cammino che non lascia indietro nessuno. Nemmeno i suoi pastori e tutti i fratelli costretti in carrozzina o inchiodati ad un letto d'ospedale". 

I proventi del libro saranno interamente destinati alla realizzazione di un polo di accoglienza per i genitori costretti a lasciare le loro case per il ricovero dei loro bambini nelle grandi strutture ospedaliere milanesi prendendo spunto dal “Progetto dei Piccoli” di Unitalsi, già in atto in alcune città nazionali. La casa di accoglienza, intitolata a Fabrizio Frizzi, sarà un edificio di tre piani, tutto da ristrutturare, per 250 metri quadrati complessivi e si troverà accanto al Santuario della Madonna delle Grazie all’Ortica. 

Il progetto trova casa nella periferia est di Milano, una struttura d’accoglienza per i genitori di bambini ricoverati in ospedale lontano dai propri luoghi di residenza.