Come valorizzare l’enorme patrimonio di dati dell’era digitale

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Roma, 28 dic. (askanews) – La pandemia ha accelerato la crescente sensibilità verso il digitale e con l’avanzare del processo di digitalizzazione, ogni anno vengono generate enormi quantità di dati online: si tratta di una fonte potenziale di informazioni per le aziende all’interno della quale è difficile orientarsi, ma dove è possibile trovare tutto quello che serve per migliorare il proprio business. Ma nonostante una diffusa voglia di sperimentazione, poche aziende italiane oggi possono essere considerate veramente “data driven”, cioè capaci di portare l’intera organizzazione a una piena valorizzazione dei dati a disposizione. Servono alleati, come è il caso di CDiN – Content & Data Innovation, Start up innovativa avviata nel 2017 proprio con l’obiettivo di affiancare le aziende per aiutarle a raggiungere meglio i loro clienti e cogliere le opportunità di mercato.

Francesco Di Norcia, Ceo di Cdin: “Fondamentalmente ci sono tre momenti di cui dobbiamo essere consapevoli: trovare i dati, verificare se sono qualitativi e possono essere funzionali a delle decisioni da prendere, parlando in termini di marketing e comunicazione, poi i dati vanno elaborati per estrarre gli insight funzionali alle decisioni che vanno prese. Il periodo pandemico, così come il precedente, ci hanno insegnato che siamo ormai pronti per costruire le basi per il nuovo internet. Si è parlato tanto di Industria 4.0, di Big Data, c’è grande fermento da parte delle aziende e anche l’investimento da parte di fondi o l’intervento dello Stato fanno presagire che i tempi sono maturi in questo senso”.

Ed emergono anche temi nuovi. Basti pensare agli NFT, Non-Fungible-Token, Blockchain, Metaverso. Insomma cosa dobbiamo aspettarci per il prossimo futuro?

“Bisogna imparare a parlare in maniera semplice, l’NFT fondamentalmente è un numero identificativo che permette di riconoscere in maniera unica una qualsiasi cosa, da un prodotto, un servizio, un’opera d’arte, in quanto identificativo e unico può essere valorizzato, e grazie alla blockchain, questa catena di blocchi che permette di sapere in qualsiasi momento dove si trova fisicamente quell’oggetto collegato all’identificativo digitale e quindi di essere riconoscibile e quantificabile. E siamo poi pronti a vivere una ulteriore esperienza virtuale, i nostri smartphone ci permettono di intervenire con un semplice “tap” con il dito in tutto ciò che non è fisicamente disponibile. Ma è così? Con il delivery siamo abituati a ricevere in casa ogni tipologia di prodotto, e il metaverso non è altro che questo mondo virtuale immersivo dove vivere ulteriori esperienze in una realtà parallela”.

Mercati emergenti e mondi che stanno riscuotendo un crescente interesse e che hanno un impatto sempre più rilevante sull’economia reale e tutto ciò impone una seria e responsabile riflessione in tema di trattamento dei dati. E’ necessario allora creare una vera cultura dei dati che, a diversi livelli, avvicini sempre più le persone a un uso quotidiano di insights e risultati delle analisi e che parta dall’educazione dei più giovani, anche guardando al gap formativo esistente tra il mondo della scuola e delle università e la richiesta di competenze sempre più innovative da parte del mondo del lavoro.

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