Commissione Ue contro giganti web in lotta su fake news e disinformazione

·2 minuto per la lettura
Il Commissario europeo per il Mercato e i Servizi, Thierry Breton, a Bruxelles

BRUXELLES (Reuters) - Facebook, Google del gruppo Alphabet, e gli altri giganti del web dovranno impegnarsi a limitare la monetizzazione erogata ai post di disinformazione pubblicati sulle loro piattaforme.

La stretta contro la disinformazione arriva con il nuovo codice di condotta della Commissione europea, volto a combattere le fake news.

I timori relativi all'impatto delle campagne di disinformazione sono aumentati tra la pandemia da Covid-19 e le accuse di brogli elettorali negli Stati Uniti, con alcuni critici che hanno puntato il dito contro il ruolo dei social media e dei giganti del web nella diffusione delle fake news.

La Commissione Ue ha detto che il codice di condotta non vincolante rinforzato stabilisce una robusta struttura di monitoraggio e chiari indicatori delle performance a cui le aziende dovranno conformarsi, confermando un'esclusiva Reuters del 19 maggio.

"La disinformazione non può rimanere una fonte di guadagno. Vogliamo vedere un maggior impegno da parte delle piattaforme online, dell'intero ecosistema pubblicitario e delle reti di fact-checker", ha detto il Commissario europeo per il Mercato e i Servizi, Thierry Breton, in un comunicato.

Vera Jourova, vicepresidente della Commissione per Valori e trasparenza ha detto che la questione è urgente, visto il rapido evolversi delle minacce poste dalla disinformazione online.

"Un nuovo codice, più solido, è necessario poiché serve che le piattaforme online e gli altri protagonisti affrontino il rischio sistemico dei loro servizi e della loro amplificazione algoritmica, che smettano di vigilare da soli e che impediscano di guadagnare sulla disinformazione, pur preservando la completa libertà di parola".

Tra i firmatari del codice, introdotto nel 2018, ci sono Google, Facebook, Twitter, Microsoft, Mozilla, TikTok e alcuni gruppi di lobbying legati alla pubblicità e al mondo tech.

La Commissione ha detto di volere che i fornitori di scambi pubblicitari e di pubblicità tech, e le aziende che beneficiano da pubblicità e servizi di private messaging firmino a propria volta il codice.

(Tradotto da Luca Fratangelo in redazione a Danzica, in redazione a Roma Francesca Piscioneri)