Commodity agricole, nel 2022 prezzi ancora alti e volatilità

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Image from askanews web site
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Roma, 27 ott. (askanews) - Cereali, grano duro, oli vegetali, frutta secca, caffè, cacao, legumi e zucchero. Ma anche latte e uova. Non si ferma l'aumento dei prezzi delle materi prime agricole: in parte dovuto a condizioni climatiche negative, in parte agli effetti negativi della pandemia su logistica e trasporti, in parte per motivi indiretti. Ad esempio, gli aumenti di cereali e semi hanno determinato rincari sui mangimi che, a loro volta, mettono in tensione il comparto uova e latte. E, per il 2022, sono previste ancora quotazioni alte e volatilità dei mercati. E' quanto emerso oggi durante il workshop "Commodity Agricole 2022", organizzato da Unione Italiana Food ed Areté, che ha fatto il punto sui mercati delle materie prime agrifood esaminando i trend attesi per il 2022 di 30 diverse materie prime agroindustriali. Tra le novità di quest'anno anche olio extra vergine di oliva, anacardi, formaggio edamer.

"La situazione sui mercati sta incidendo in modo rilevante sui costi di produzione della nostra industria alimentare, che sta facendo i conti con quotazioni largamente al di sopra delle medie e in alcuni casi vicini ai massimi storici", ha spiegato Mario Piccialuti, direttore generale Unione Italiana Food. Sono i problemi meteo, uniti alla ripresa della domanda post-Covid e agli effetti negativi della pandemia su logistica e trasporti, a spiegare in larghissima parte ciò che sta accadendo sui mercati. I livelli di prezzo sono motivati dai fondamentali, con stock fortemente erosi dagli squilibri domanda-offerta, su cui si inseriscono effetti spill-over e speculazione ad enfatizzare la volatilità.

"Molti mercati hanno già scontato gli aumenti più sostenuti, ma in alcuni casi ci attendiamo ancora rialzi e per tutti il ritorno a livelli di prezzo pre-pandemia richiederà tempo per la ricostituzione degli stock. Fondamentale monitorare i mercati e sfruttare, ove possibile, gli strumenti delle coperture", ha sottolineato Mauro Bruni, presidente di Areté.

Per quanto riguarda i cereali, i mercati sono in forte tensione per la ripresa della domanda asiatica insieme a fenomeni meteo avversi principalmente in Nord America. I prezzi di mais/tenero/duro sono ai massimi dagli ultimi 10/15 anni. Nel dettaglio per quanto riguarda il grano duro, la siccità in Nord America (Usa e Canada) ha determinato un calo di produzione di oltre il 40% rispetto alla campagna precedente di USA e Canada, normalmente la principale area di produzione/esportazione di grano duro al mondo. Questo ha determinato aumenti di prezzo sul mercato italiano di quasi il 90% da maggio ad ottobre. Sono i massimi storici, che non si vedevano dal 2008.

Gli aumenti di cereali e semi hanno determinato rincari sui mangimi che, a loro volta, hanno messo in tensione il comparto uova e latte. I prezzi delle uova sono aumentati del 26% da metà luglio anche sulla scorta di nuovi focolai di aviaria in UE; il prezzo del latte spot in Italia è aumentato del 60% da maggio ad ottobre 2021, anche per effetto dei ritardi nelle consegne di latte, trasmettendo tensione anche su burro, polvere di latte e formaggi.

Sul fronte frutta secca domanda in ripresa e carenza idrica in California hanno spinto i prezzi delle mandorle su rincari di oltre il 60% in un anno. Aumenti anche per il pistacchio (+46% da inizio anno) principalmente per effetto della siccità in Iran. Problemi di offerta anche per le nocciole, con un calo del 60% in Italia per le gelate di inizio anno e prezzi (Avellino) che fanno già segnare aumenti superiori al 50% rispetto all'anno precedente. Il mondo anacardi soffre particolarmente le difficoltà sul trasporto marittimo, il prodotto dal Vietnam ha subito rincari di oltre il 25% in un anno.

Aumenti di prezzo di quasi l'80% da inizio anno per il caffè, dovuti a una forte riduzione degli stock la grave siccità che sta danneggiando canneti e piantagioni di caffè Arabica in Brasile (che è primo produttore ed esportatore), mentre per il Robusta pesano i rallentamenti alle esportazioni causa Covid in Vietnam.

Il mercato mondiale dello zucchero grezzo vede aumenti di prezzo del 30% da inizio anno, dovuti agli stessi problemi incontrati dal caffè visto che Brasile, Vietnam e India sono paesi chiave anche per lo zucchero. Per quanto riguarda lo zucchero bianco, difficoltà produttive hanno determinato una erosione delle scorte di zucchero in Europa, che dovrà aumentare le importazioni dai mercati internazionali a prezzi più sostenuti. In Italia prezzi passati dai 460 €/t di fine 2020 a quotazioni attuali anche superiori ai 600 €/t.

Per il cacao si sono verificati rialzi superiori al 20% per la fava di cacao fra luglio ed inizio ottobre, dopo un anno di tranquillità dovuto alle abbondanti produzioni in Africa. Pesante correzione nel corso di ottobre, con un calo di quasi il 10% in appena due settimane.

Sugli oli vegetali pesano carenza di mano d'opera in Malesia causa Covid, ripartenza della domanda dei grandi paesi importatori, le perturbazioni di El Niño ed i rincari sul petrolio, che hanno determinato un aumento dei prezzi di tutto il comparto oli vegetali (palma, girasole, colza, cocco) con incrementi dell'ordine del 50% nel periodo giugno-ottobre 2021.

L'olio extra vergine di oliva ha invece registrato aumenti del 25% per il prodotto comunitario nel 2021, mentre lievi cali si sono registrati per il prodotto italiano. Mentre non va bene per i legumi: le condizioni meteo di siccità in Canada hanno pesato sulle produzioni di piselli e lenticchie, con quotazioni in Saskatchewan che da inizio giugno sono aumentate rispettivamente dell'80% (piselli verdi) e del 50% (lenticchie rosse).

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