Como, appartamento in fiamme: muoiono papà e i suoi quattro bambini

Como, incendio in casa: paura per quattro bambini

Tragedia familiare a Como. Un padre e i suoi quattro figli di 3, 4, 7 e 11 anni sono morti durante un incendio divampato nella loro abitazione in via San Fermo della Battaglia 18, dove vivevano da tre anni. In serata si è spenta anche la quarta figlia che per tutto il giorno ha lottato tra la vita e la morte. La piccola era stata prima ricovera in ospedale a Cantù e poi trasportata in gravissime condizioni al Buzzi a Milano. Dalle prime ricostruzioni ad appiccare l'incendio sarebbe stato il padre, Faycal Haitot di 49 anni, di origine marocchina: nella casa infatti sarebbe stato ritrovato materiale accatastato, il che farebbe pensare che sia stato lui a provocare le fiamme. Il pm Mariano Fadda ha aperto un fascicolo sulla tragedia.

La palazzina in cui è divampato l'incendio ha quattro piani. "Abbiamo trovato il papà e i quattro figli distesi sul letto matrimoniale" a cui erano stati aggiunti altri due materassi, hanno riferito i soccorritori. L'uomo e i suoi quattro figli sono rimasti intossicati dal fumo sprigionatosi dall'incendio, che si è sviluppato nell'ingresso. Solo la figlia di 4 anni è sopravvissuta, ma è stata trasportata all'ospedale Buzzi di Milano in gravissime condizioni dove poi è morta in serata. Le vittime, a quanto riferito i soccorritori, non presentavano segni di bruciature.

I bambini probabilmente sono stati sorpresi dal fumo durante la notte, mentre dormivano: quando i vigili del fuoco sono arrivati l'uomo era già morto, mentre i piccoli erano tutti privi di sensi nei loro letti. I soccorritori hanno subito provato a rianimarli e poi li hanno portati in ospedali diversi: dle due bimbe di 7 e 3 anni al Sant'Anna sono decedute dopo vani prolungati tentativi di rianimazione cardiopolmonare; stessa situazione per il fratellino di 11 anni trasportato all'ospedale Valduce. Anche la piccola di 4 anni non ce l'ha fatta: in un primo momento aveva avuto una ripresa dell'attività cardiocircolatoria, dopo le manovre di rianimazione all'ospedale di Cantù, ma la situazione è rimasta particolarmente critica e in serata è morta.

Il decesso del padre è stato constatato sul posto: aveva 49 anni, marocchino, lavoratore autonomo regolare in Italia. Da tempo la famiglia aveva problemi economici: tre anni fa aveva ottenuto un appartamento dal Comune, che pagava affitto e spese della casa in via San Fermo, gestita dalla Fondazione Gian Battista Scalabrini. Una volta alla settimana, tramite il Banco Alimentare, ricevevano la spesa. Con quattro figli piccoli, però, i soldi non bastavano mai. A febbraio, poi, la mamma, anche lei di origine marocchina, era stata ricoverata in un cento di supporto psichiatrico dell'Asst di Como per curare una profonda depressione. E da allora la situazione era precipitata. Fayal non sapeva a chi affidare i piccoli e per le troppe assenze aveva perso il lavoro. Da allora ogni tentativo per trovare una nuova occupazione, anche precaria, era stato un buco nell'acqua. Per la polizia, che indaga sulla vicenda, "le ragioni del gesto sarebbero proprio da ricondursi alla difficile situazione in cui è piombato il nucleo familiare dopo l'allontanamento della madre".

"La mamma era distrutta. Non era in condizioni di dire parlare, ma riusciva solo a piangere", ha riferito il sindaco di Como, Mario Landrisca, che insieme al vicesindaco Alessandra Locatelli ha accompagnato la mamma dei bambini all'ospedale Sant'Anna, dove si trovavano i corpi del figlio di 11 anni e delle figlie di 7 e 3 anni. La donna era accompagnata anche dagli operatori del centro di supporto. "I bambini erano seguiti molto da vicino dai servizi sociali - ha assicurato il primo cittadino - e erano seguiti anche dal punto di vista scolastico, visto che tutti e quattro frequentavano lo stesso plesso e la dirigente era a conoscenza della loro situazione familiare. L'amministrazione - ha concluso Landriscina - è vicina agli operatori del Servizio di tutela dei minori che con dedizione e professionalità ogni giorno seguono nuclei fragili e casi difficili e che oggi si trovano a condividere questo immenso dolore".

 

"Quando mio figlio è partito, intorno alle 7.30, lungo le scale non si sentiva odore di fumo ed era tutto normale. Mi sono accorto che stava succedendo qualcosa solo 15 minuti dopo. A quel punto con un altro vicino ho cercato di buttare giù la porta ma era tardi", ha raccontato uno dei vicini dell'appartamento: Reza Naziri, 52 anni, iraniano, ingegnere elettrotecnico titolare della società Erza Lift. "Non lavorava da diverso tempo e da quando la mamma era ricoverata in ospedale stava sempre con i bambini. Accettava tutti i lavori, anche il lavapiatti, ma faceva fatica", così Agnes Oketayot, ugandese da 13 anni residente a Como, e mamma di una compagna dell'asilo di una delle bambine. "Ci sentivamo abbastanza spesso - ha aggiunto la donna disperata - e una volta mi ha detto che non aveva nemmeno il latte per la piccola. Allora sono andata a prendere 12 litri di latte per la bimba e glieli ho portati. A lui veniva quasi da piangere". Anche l'auto della famiglia è ferma in strada perché "è senza assicurazione". A dare la notizia è stata la cuoca dell'asilo dove andavano le tre figlie e il figlio della famiglia, coinvolta nell'incendio. "Nell'ultimo periodo i bambini non andavano più a scuola perché il padre non aveva più i soldi per pagare la mensa e lo scuolabus", ha concluso la donna.

"Aveva chiesto aiuto anche a me - ha raccontato ancora il vicino Reza Naziri - ho provato a aiutarlo a trovare un lavoro, ma non era facile. Lui era un uomo molto riservato, dignitoso e non chiedeva aiuto apertamente". "Quello che non mi perdono - ha aggiunto tra le lacrime - è di non aver capito la gravità della situazione. E di questo chiedo perdono al mio Dio. Forse avremmo potuto fare di più per aiutarli".

La famiglia Haitot era seguita dalla Fondazione Giovan Battista Scalabrini, che gestisce 41 immobili nella provincia di Como. "Avevo messo l'appartamento a disposizione dell'associazione - ha spiegato il proprietario che ha fatto un sopralluogo nell'immobile - e la famiglia non pagava l'affitto. Ci pensava l'associazione a coprire le spese condominiali". Il proprietario dell'immobile racconta di aver incontrato l'ultima volta il padre Jamal due mesi fa. "Avevano chiamato per un problema al pavimento - ha aggiunto - e io lo avevo fatto mettere a posto. Non li conoscevo bene, ma erano una famiglia tranquilla, normale e vivevano seguendo la tradizione marocchina, come tanti altri qui a Como".

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