Compensi Rai, una legge del 2008 può 'salvare' i superstipendi

Duccio Fumero
Il tetto non si applicherebbe ai dipendenti o collaboratori che offrono una “prestazione artistica o professionale che consenta di competere sul mercato in condizioni di effettiva concorrenza”. (Credits – Getty Images)

Un taglio agli sprechi, un taglio ai costi folli della Rai. Un taglio che coinvolge gli artisti e i giornalisti più famosi della tv di Stato. Un mese fa la Rai aveva annunciato che il CdA aveva dato mandato al dg Antonio Campo Dall’Orto di applicare il limite di stipendio di 240 mila euro anche ai contratti di collaborazione e consulenza di natura artistica.

La norma sul tetto agli stupendi era stata introdotta a novembre con la legge di riforma dell’editoria e, se applicata, coinvolgerebbe i big della tv di Stato, come Fazio, Insinna, Giletti, Conti, Amadeus, Annunziata e Vespa. E proprio il conduttore di “Porta a Porta” potrebbe cancellare questo taglio.

Sì, perché i legali di Bruno Vespa hanno trovato una vecchia norma, sepolta nella Finanziaria del 2008, mai cancellata e che potrebbe salvare i big dal tetto di 240mila euro. Parliamo della legge 244 di dicembre 2007. Articolo 3, comma 44. Un articolo che pone per chi lavora per lo Stato un limite ai compensi e, più precisamente, nessuno può guadagnare più del “primo presidente della Corte di Cassazione”. Ma c’era una postilla. Sì, perché il tetto non si applicava ai dipendenti o collaboratori che offrono una “prestazione artistica o professionale che consenta di competere sul mercato in condizioni di effettiva concorrenza”.

Cosa significa? Semplice, che quegli artisti, conduttori o giornalisti che permettono di competere contro Mediaset, La7, Discovery o Sky non sono inclusi nel tetto dei compensi e possono venir pagati di più. La giustificazione è che il loro costo superiore è motivato dal fatto che porta alla Rai un guadagno e una capacità di competere contro gli avversari maggiore della spesa. La norma del 2008, subito ribattezzata salva-presentatore, aiuterebbe dunque ad aggirare il limite ai compensi per dipendenti, collaboratori e consulenti della televisione di Stato.

Forse. Ed è per questo che il governo è tornato ad analizzare esattamente quello che è successo. Perché la vecchia norma è datata 2008 e anche se non è mai stata abrogata, dovrebbe essere stata superata dalla nuova legge sull’editoria, del 2016, dove è stato inserito il tetto dei compensi di 240mila euro. Al momento la Rai fa sapere che non farà retromarcia, ma la parola definitiva dovrebbe arrivare da Palazzo Chigi, che farà sapere se per i superstipendi vale la legge del 2008 o quella del 2016. E, intanto, i vip sperano.

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