Compromesso a 4 gambe

BERLIN, GERMANY - JANUARY 19: Italian Prime Minister Giuseppe Conte is welcomed by German Chancellor Angela Merkel within the Berlin Conference on Libyan peace in Berlin, Germany on January 19, 2020. (Photo by Murat Kula/Anadolu Agency via Getty Images) (Photo: Anadolu Agency via Getty Images)

Ultime battute, serratissime, della trattativa tra nord e sud Europa in vista dell’Eurogruppo di oggi che, a quanto si apprende, dovrebbe trovare un compromesso sul pacchetto di misure economiche per affrontare la crisi da coronavirus, dopo il fallimento del vertice di due giorni fa. A quanto pare, l’Italia sarebbe pronta ad accettare un pacchetto che comprenda quattro strumenti: il potenziale uso dei fondi del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) a condizionalità bassa (non è obbligatorio, sono gli Stati a doverlo chiedere), l’intervento di 200 miliardi della Bei, il piano Sure della Commissione europea con i suoi 100 miliardi di sostegno alla cassa integrazione negli Stati membri e un fondo europeo per la ripresa, creato con l’emissione di ‘recovery bond’ comuni. Ma si tratta ancora su quest’ultimo punto, il più difficile a questo stadio dei negoziati: fondo ‘da istituire’ o ‘da discutere’?

E’ questo il nodo ancora da sciogliere per stilare le conclusioni del consiglio dei ministri finanziari dell’Ue. Italia e Francia chiedono che venga stabilita ‘l’istituzione’ del fondo, entro tre mesi. Non si accontentano dell’espressione ‘da discutere’, anche se nel concreto questa parte del pacchetto dovrebbe essere dibattuta nel dettaglio al tavolo dei leader dei 27 Stati dell’Ue la prossima settimana. Ma per il governo italiano e francese il mandato dell’Eurogruppo dovrebbe essere il più preciso possibile.

Il fondo europeo per la ripresa è stato proposto per iniziativa di Parigi e Roma. E’ quanto assomiglia di più agli eurobond, parola ormai bandita nei documenti ufficiali, erano la richiesta iniziale dei paesi più in difficoltà col bilancio. E’ sostenuto dai paesi del sud che a fine marzo, con l’Italia, hanno firmato la lettera al presidente del Consiglio europeo Charles Michel in cui si chiedeva uno strumento di debito comune europeo per affrontare la crisi economica incombente, tra loro Spagna, Grecia, Portogallo. Negli ultimi giorni, il pressing francese su Berlino ha avuto effetto: ora anche la Germania sostiene l’idea del fondo. Ma c’è da superare il muro dell’Olanda, il paese che due giorni ha fatto saltare le trattative e che ora vorrebbe una formulazione il più blanda possibile sulla creazione del fondo di ripresa. Il governo dell’Aja, sostenuto anche da altri paesi nordici, vorrebbe che il comunicato finale parli di un fondo ‘da discutere’, e non già da ‘istituire’.

La Germania sta cercando di mediare. “Siamo anche d’accordo sul fatto che ci debba essere un programma congiunturale Ue dopo la crisi”, dice oggi Angela Merkel, che giorni fa ne ha parlato con il premier Giuseppe Conte. La cancelliera sottolinea che si tratta di “un programma di ricostruzione o di ripresa, nel segno dell’economia” e della tutela “dei posti di lavoro”. “Anche la Germania parteciperà a questo”, afferma. Merkel comunque ribadisce il no agli eurobond: “E’ noto che non credo che si debbano mettere in comune le garanzie, per cui noi siamo contrari agli eurobond, ma ci sono molte altre possibilità, altre soluzioni. Penso che oggi all’eurogruppo si potra’ trovare un accordo in merito”.

Ottimista pure il ministro delle Finanze tedesco e vice cancelliere Olaf Scholz: “Sembra che un accordo sia possibile”, la pausa di un giorno “ha contribuito a fare in modo che tutti abbiano rafforzato la propria volontà di arrivare ad una soluzione comune”. Scholz aggiunge che “ieri ed oggi ci sono stati molti colloqui bilaterali: ma adesso è importante che ce la facciamo definitivamente”, “la pandemia ha colpito tutta l’umanità e tutti i cittadini d’Europa nella stessa misura. Si tratta di proteggere la salute e la vita ma anche di affrontare le conseguenze economiche di questa pandemia. Questo può funzionare solo in modo solidale”. 

“La buona notizia è che siamo molto vicini ad un accordo. Confido, ho ancora fiducia che questa volta saremo tutti all’altezza del momento. E che mostreremo il necessario spirito di compromesso, che costituisce le fondamenta della nostra Unione”, dice il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno.

Persino il premier olandese Mark Rutte dice che è possibile un “accordo entro stasera”. 

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