Comunali, M5s e Pd al bivio. Per Roma e Napoli pressing su Zingaretti e Fico

Giovanni Lamberti
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AGI - Le amministrative sono solo una 'tappa' del percorso. Il messaggio arrivato ieri dall'evento organizzato dal dem Bettini ha messo in allarme i parlamentari del Pd e del Movimento 5 stelle che spingono per consolidare un'alleanza fin da subito e non solo alla vigilia delle Politiche. "Hanno voluto mettere le mani avanti", il ragionamento di diversi 'big' di entrambe le forze politiche.

 Del resto alle ultime Regionali l'accordo si era trovato solo sul candidato in Liguria, Sansa. L'obiettivo di Conte e Letta è quello di costruire "un campo ampio" in vista del 2023 ma da qui alla fine della legislatura sono in tanti nel Pd ad insistere sulla necessità di rivedere la legge elettorale, di puntare ovvero sul proporzionale (era il vecchio piano del Nazareno) proprio per la difficoltà di stringere prima del voto un accordo con M5s, come testimonia l'andamento delle trattative che riguardano le amministrative.     

Il quadro per le Comunali è sempre più frastagliato e complesso. Per il voto di ottobre le caselle più delicate riguardano Napoli e Roma. Nel giro di pochi giorni novità dovrebbero arrivare dal capoluogo campano. E' il primo tassello che sarà composto. Il Pd in queste ore ha chiesto al presidente della Camera Fico di sciogliere la riserva nel più breve tempo possibile. I sondaggi sul tavolo dell'ex maggioranza rosso-gialla parlano di un vantaggio di 30 punti qualora scendesse in campo la terza carica dello Stato.
    Fico, dicono i ben informati, ci sta pensando. "Per lui sarebbe una scelta fortemente identitaria, un messaggio d'amore per la sua città ma anche un'occasione per mettere la prima pietra sull'asse Pd-M5s alle Politiche", è il ragionamento dei dirigenti che spingono per un'intesa.
 

Ieri si è tenuto un tavolo di coalizione del centrosinistra, l'accordo sarebbe chiuso, ora manca di capire su chi. In pole position ci sarebbe quindi il presidente della Camera, in alternativa è già pronto l'ex ministro Manfredi. L'ipotesi è che se la terza carica dello Stato dovesse decidere di lasciare la poltrona di Montecitorio il favorito numero uno per sostituirlo sarebbe Franceschini. Con un esponente M5s al dicastero dei Beni culturali.

 Il tempo stringe ma la prossima settimana potrebbe essere quella decisiva per capire chi sarà il dopo-De Magistris. La dead-line in ogni caso sarebbe stata fissata al massimo per metà maggio. L''incognita' De Luca e il nodo del bilancio comunale potrebbero non essere più degli ostacoli, sottolineano altre fonti che stanno lavorando sul 'dossier'. Si tratterebbe di un caso unico della storia della Repubblica: mai un presidente della Camera si è dimesso per fare il sindaco. Sulla bilancia pesa il fatto che Montecitorio è impegnato con decreti e leggi sull'emergenza sanitaria e sul 'Recovery', ma in ogni caso Pd e M5s stanno portando avanti il dialogo a prescindere dal nome.

L'altro capitolo che peserà sulla situazione politica nazionale è quello di Roma.  La sindaca Raggi è da tempo in campo. Continua ad incontrare i presidenti di municipio, punta sulle liste civiche a supporto e potrebbe in qualche modo contare pure – spiega un 'big' del Movimento 5 stelle – sul sostegno di Casaleggio che ieri ha dato la prima traccia del futuro dell'associazione. L'ex premier Conte sempre ieri, incontrando i capi commissione M5s, ha annunciato che si andrà verso una risoluzione consensuale con Rousseau e che nei prossimi giorni vedrà i parlamentari per discutere dei nodi da sciogliere, a cominciare da quello del doppio mandato e delle comunali. Il tentativo in atto da parte del giurista pugliese è di farsi dare l'elenco degli iscritti per poter essere legittimato su una piattaforma, anche se non sarà Rousseau.

Per il Movimento 5 stelle comunque la difesa della candidatura Raggi resta un punto fermo. In campo poi c'è Calenda ma si attende di capire quale sarà la figura dem che sarà ai nastri di partenza della competizione. E' ancora in corso un pressing nei confronti di Zingaretti che, la convinzione dei 'big' del Pd, qualora decidesse di fare un passo avanti sbaraglierebbe la concorrenza.

Anche in questo caso il tempo sta scadendo. La settimana prossima partirà la raccolta firme delle primarie del Pd. In linea teorica Zingaretti potrebbe correre per la Capitale anche conservando la poltrona di presidente di Regione. O dimettersi più in là, considerato che dal giorno del passo indietro devono passare tra 45 e i 90 giorni dalle elezioni.

Ma l'ex segretario dem ha inviato anche negli ultimi giorni messaggi netti ai vertici. Di mezzo c'è la pandemia, la campagna sulle vaccinazioni e sembra molto improbabile l'ipotesi di fare in modo che ci siano due voti diversi, uno per le Comunali, un altro per le Regionali. Evidentemente non solo per ragioni logistiche (occorrerebbe chiudere le scuole per due volte in poche settimane). Il Movimento 5 stelle è entrato a far parte della giunta da pochi mesi e far cascare tutto per poi eventualmente chiedere di nuovo un appoggio per il voto è una strada difficilmente percorribile. (AGI)