Comune Milano ristruttura debito: risparmio di 186 mln in 3 anni

Red-Alp

Milano, 1 ott. (askanews) - Prosegue il lavoro dell'sssessorato al Bilancio per allungare le scadenze del debito del Comune di Milano: la Giunta ha varato infatti una manovra per la ridefinizione dei prestiti in essere che prevede un allungamento della vita media del debito da 15 a 24 anni ed una redistribuzione della quota capitale in scadenza dal 2020 al 2043. Lo ha annunciato la stessa Amministrazione meneghina, spiegano che "con questa manovra si intende attenuare l'effetto del rimborso del debito sulla spesa corrente, che deve coprire la quota capitale ed interessi su base annua, evitando di tagliare servizi per la città".

"Stiamo lavorando per rimodulare la vita media del debito che il Comune ha contratto con Cassa Depositi e Prestiti" ha dichiarato l'assessore al Bilancio, Roberto Tasca, spiegando che "la manovra ci consentirà un alleggerimento del peso dei mutui sulla spesa corrente, che altrimenti verrebbe gravata da un onere del tutto incomprensibile per la solidità finanziaria di Milano". "Iniziative come queste sono utili per evitare che una miope visione sulla gestione del debito degli enti locali ne comprometta l'equilibrio corrente, pur in presenza di condizioni di assoluto rigore finanziario" ha proseguito Tasca, sottolineando che "se non facessimo nulla, Milano rimborserebbe tutto il debito in essere entro il 2035, mantenendo un attivo che conta tra l'altro di partecipazioni di indubbio valore di mercato, come il 25% di A2A". "Auspico - ha concluso l'assessore - che dopo questo intervento ed in presenza di tassi di interessi ritornati a livelli normali, anche il MEF affronti il tema del debito degli enti locali in modo da consentire un ulteriore adeguamento delle scadenze e dei costi alle nuove condizioni di mercato".

L'Amministrazione comunale ha colto la possibilità, introdotta nel luglio del 2019 da Cassa Depositi e Prestiti, di rimodulare i mutui a tasso fisso e variabile in ammortamento. Si tratta di una misura che consente di introdurre sui vecchi mutui un nuovo tasso di interesse con rate di un periodo più lungo, secondo il principio dell'equivalenza finanziaria tra vecchio e nuovo mutuo. I prestiti potenzialmente rimodulabili presentano un debito residuo al 1 gennaio 2020 di 1,3 miliardi di euro. La rimodulazione ne estenderà la vita fino al 2043, non modificandone il loro valore finanziario.