Con Destinazione Ravensbrück orrore e bellezza nel lager delle donne

Red

Roma, 21 gen. (askanews) - Alcune erano bambine, partite sole o con l'intera famiglia, altre ragazze di vent'anni, madri di famiglia oppure già anziane. Sui treni che le portavano al campo di concentramento di Ravensbrück a nord di Berlino, finirono detenute politiche, prostitute, o appartenenti a famiglie ebraiche: reiette da isolare, da eliminare, per il regime nazista. Mille tra le italiane deportate, di ogni età, non tornarono mai: tra loro anche alcune passate per un piccolo e quasi dimenticato centro di detenzione nell'estremo ponente ligure, a Vallecrosia, simbolo del desiderio di rimozione che ha accompagnato la fine della guerra e, per la gran parte di loro, un silenzio durato decenni.

Tutto questo si trova in Destinazione Ravensbrück. L'orrore e la bellezza nel lager delle donne di Donatella Alfonso, Laura Amoretti e Raffaella Ranise (Edizioni All Around, 142 pagine, 16 euro; prefazione di Tatiana Pezzoni Shafer), in libreria dal 23 gennaio.

Il libro sarà presentato domani, mercoledì 22 gennaio, alle 17.30 presso Dolce Vita Gallery (Via Palermo 41, Roma) nell'ambito degli eventi per il Giorno della Memoria: insieme alle autrici, introdotte dalla giornalista Silvia Garambois, l'assessore alla Memoria della Comunità Ebraica di Roma Massimo Finzi e il vicepresidente di Anpi nazionale Emilio Ricci.

La storia di queste donne, ragazze e bambine, i ricordi, la capacità che ebbero molte di loro, nonostante la tragedia che stavano vivendo, di ritrovare la capacità di un affetto, di un gesto, di un sorriso, si affiancano ai momenti più cupi vissuti nel lager e, per le sopravvissute, riportati nella vita vissuta a partire dal loro ritorno.

Oggi, a 75 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, questa memoria è quanto mai necessaria, contro i revanscismi che in troppi luoghi d'Europa cercano di cancellare quanto è accaduto. Il libro ripercorre storie e luoghi, riporta nomi e testimonianze: perché nessuno, oggi, dica che non si doveva sapere.

"Della deportazione femminile se ne è sempre parlato poco. Dobbiamo capire cosa è stata quell'esperienza per le donne. Perché come gli uomini si sono trovate in un buco nero ma quando sono tornate dalla deportazione hanno capito che per loro era stata una colpa", evidenzia Ambra Laurenzi, presidente CIR- Comitato Internazionale Ravensbrück.