Con il flop di Trump a Tulsa nasce una nuova 'scorreria' digitale

Sonia Montrella

AGI - Il sabotaggio del comizio di Donald Trump a Tulsa, il primo post-epidemia, da parte di migliaia di attivisti digitali non resterà un caso isolato. Al contrario: in futuro queste 'scorreriè sul web, con azioni coordinate promosse e sviluppate in Rete, "saranno sempre più numerose e, come già accaduto sabato in Oklahoma, interferiranno direttamente con le dinamiche politiche". Ne è convinto Alessandro Gandini, docente di culture digitali all'università statale di Milano, che all'AGI spiega come quella appena andata in scena rappresenti con tutta probabilità "un precedente, cui faranno seguito altri episodi. Forse non nelle stesse esatte modalità ma con lo stesso mezzo - il web - e finalità".

Ma cosa è accaduto a Tulsa? Il presidente degli Stati Uniti ha parlato per quasi due ore nell'arena semivuota del Bok Center: capienza 19 mila posti, sedie occupate circa 6000, a detta dei vigili del fuoco. Il direttore della campagna, Brad Parscale, ha dato la colpa ai manifestanti anti-Trump che avrebbero tenuto lontane le persone; il presidente ha puntato il dito contro il panico da contagio diffuso dai media. Ma dietro il flop ci sarebbero migliaia di giovanissimi utenti di TikTok e fan di Korean Pop - che spopola anche in Usa - che avrebbero prenotato i posti rimasti vuoti. Perchè? "Per dimostrare che dietro l'operazione Trump ci sono delle falle che si possono sfruttare", sostiene Gandini. Ma non solo: "Per danneggiare l'immagine di infallibilità che il presidente ha voluto legare a sè fin dal principio". E infine, "per lasciare una traccia del sabotaggio". "Al contrario dei tradizionali contro-attivisti con slogan e cartelli in mano che puntualmente vengono allontanati dalla sicurezza, una mossa di questo tipo ha avuto un'enorme cassa di risonanza, per quanto breve possa essere la vita di una notizia sui social network".

Gli attivisti del K-pop non sono nuovi a questo genere di cose. "Già nelle scorse settimane hanno contribuito in maniera massiccia a tenere alti i contenuti a sostegno del Black Lives Matter, facendo scendere quelli contrari". Solo per avere un'idea, la loro potenza di fuoco è di 6 miliardi di tweet inviati lo scorso anno. La loro è a tutti gli effetti "una potenza, un gruppo molto organizzato di azione coordinata", spiega l'esperto.

Ma perché i giovanissimi asiatici avrebbero deciso di sfidare Trump"? "Soprattutto per una questione di valori, generazionali, progressisti e meno conservatori intorno ai temi forti". Secondo i media statunitensi, i fan del K-pop non avrebbero agito da soli ma in sinergia con una signora dell'Iowa, Mary Jo Laupp, una donna di 51 anni che ha lanciato l'idea di prenotare i biglietti gratuiti per essere sicuri di "lasciare posti vuoti".

Chiunque sia l'ideatore, una cosa è certa: per l'amministrazione Trump sarebbe stato "difficile, se non impossibile, prevedere quello che è accaduto", sostiene Gandini. I motivi sono diversi: "In primo luogo non c'era elementi che potevano insospettire. La localizzazione di coloro che hanno prenotato i biglietti, ad esempio, è facilmente aggirabile con una Vpn di cui fa uso qualsiasi ragazzo in Asia. Inoltre, c'è da dire che il popolo di TikTok - troppo giovane - non è quello di riferimento di Trump, molto attivo invece su Twitter".

Difficile anche evitare che si ripeta di nuovo: "L'unico modo per mettersi al riparo - spiega l'esperto - sarebbe tornare a una gestione alla vecchia maniera: distribuire i biglietti attraverso la sezione locale del partito, oppure distribuirli fisicamente sul posto della convention. Ma oltre ad essere anacronistico, per certi versi, è anche contrario alle disposizioni anti-Covid".