"Con il Papa, Greta e le Sardine: sono una partigiana dell’illusione". Intervista a Ginevra Bompiani

Nicola Mirenzi
Ginevra Bompiani

Lei trova una definizione perfetta: “Un’illusa? Sono più che un’illusa. Sono una teorica dell’illusione. Ancora meglio: una partigiana dell’illusione. Nell’illusione, ripongo tutta la mia fiducia”. Nemmeno quattro psicoanalisi sono bastate a convincere Ginevra Bompiani che – come diceva Sigmund Freud – l’idea di eliminare l’aggressività dall’essere umano è una chimera: “Due sere fa, una mia amica mi ha chiesto: Qual è la differenza tra la speranza e l’illusione?. Le ho risposto che la speranza è una virtù passiva. È simile all’attesa. Non dipende da te. Invece, l’illusione sei tu che la costruisci, la modelli, ti impegni a realizzarla. Per questo, la coltivo”.

Scrittrice, traduttrice, fondatrice della casa editrice Nottetempo, dopo aver lavorato a lungo con il padre Valentino, il creatore della storica Bompiani: Ginevra è una di quelle femministe che, insieme a Carla Lonzi, sputava su Hegel e malediceva il patriarcato quando, facendolo, si prendevano sputi e maledizioni. Oggi, si è posta una domanda radicale: “Perché l’uomo occidentale è così distruttivo e punitivo?”. Per trovare una risposta, ha scritto L’altra metà di Dio (Feltrinelli), andando alla radice del nostro immaginario, in quel territorio che è popolato da racconti biblici e mitologie greche: le storie che hanno formato e continuano a formare il nostro modo di guardare il mondo: “Il racconto dell’origine dell’uomo occidentale coincide con la sua punizione, che è la cacciata dal giardino dell’Eden, per la colpa di aver mangiato il frutto proibito. La vita di noi occidentali è intrisa di queste due figure, la colpa e la punizione. Ma non è questo l’unico modo di vivere la vita”. La ricerca dell’altro modo di vivere – anzi, di uno degli altri modi di vivere – è forse il contenuto dell’illusione che Bompiani coltiva con più tenacia, e anche a dispetto della realtà: “Io conosco bene l’illusione. Invece, non so...

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