Con 'La Tragégie de Carmen' riparte stagione Teatro Verdi Pisa

·4 minuto per la lettura

Con 'La Tragédie de Carmen' nell’iconica versione novecentesca di Peter Brook allestita da una squadra giovane tutta al femminile, è iniziata la stagione ‘21/’22 del Teatro Verdi di Pisa che fino ad aprile presenterà un’opera al mese: a dicembre 'Maria de Buenos Aires' di Astor Piazzolla in coproduzione con Ravenna Festival e Teatro Comunale di Ferrara; a gennaio sarà la volta del 'Werther' di Massenet in collaborazione con Lombardia e Emilia Romagna mentre a febbraio il nuovo allestimento tutto pisano del 'Giulio Cesare' di Haendel, quindi in chiusura 'Napoli Milionaria' di Nino Rota in una coproduzione interamente toscana.

Dopo il festival verdiano di settembre, dedicato alla Trilogia Popolare e incentrato su novità assolute, quali la rapidità di allestimenti sempre più leggeri - due settimane a titolo, cast giovanissimi con una sola star per opera - che è valso al Verdi il plauso pubblico del ministero della Cultura per l’approccio etico ed economicamente vantaggioso itorna una stagione più tradizionale ma con un cartellone decisamente originale, con titoli di richiamo popolare, ma rari sui palchi italiani, perfettamente in linea con il genius loci di una città universitaria, che vive di ricerca, formazione culturale e tensione verso il futuro.

Il Bizet ripensato negli anni ’80 dall’iconico regista Peter Brook per il teatro e il cinema d’autore, Astor Piazzolla in un’opera che ha fatto la storia del ‘900 in occasione del suo centenario, ma anche il grande ottocento francese di Massenet, quindi il popolarissimo Rota. Nel cuore della stagione la grande festa barocca con il 'Giulio Cesare' di Haendel, unica produzione totalmente pisana per la quale in questi giorni, sul modello della Trilogia, sono in corso le audizioni per giovani barocchisti con i quali incarnare i ruoli minori, lasciando a vere autorità del repertorio i protagonisti di un’opera che consente di presentare al pubblico tutta la palette vocale tra ‘600 e ‘700, dal soprano di coloritura al contralto di agilità, al controtenore e infine il baritono di agilità nel ruolo di Giulio Cesare, ritornando alla lezione di Fiescher-Diskau nella registrazione di Karl Richter.

Più di 200 giovani barocchisti da tutto il mondo si sono presentati alle audizioni, arricchendo così l’archivio di ben 1700 voci a inizio carriera creato nel corso delle audizioni tenutesi durante il lockdown del ’21 e questo modello di lavoro verrà mantenuto anche per la stagione estiva al Giardino Scotto, confermando il Teatro Verdi di Pisa come vera fucina e viva speranza di tutti i talenti under 30 del globo, nonché come autentico banco di prova e sperimentazione delle sfide che il settore dovrà necessariamente affrontare nei decenni a venire. Anche l’allestimento del 'Giulio Cesare' sarà giovane, con la conferma dello scenografo e costumista viareggino Giacomo Callari, e cercherà nella leggerezza fisica quell’agilità virtuosa lodata dal ministero, unitamente a una ricchezza visiva che evocherà i teatri di Verzura o Verdi, così ben presenti nelle ville del territorio toscano, continuando nel progetto di legare sempre di più ogni nuovo allestimento alla peculiare bellezza della città e della regione.

Racconta Enrico Stinchelli, voce storica di RadioRai, regista e per la prima volta nella sua lunghissima carriera, alla prova come direttore artistico: “Sono felice di questa stagione, che trovo equilibrata ma senza timidezza nel cercare titoli non scontati dopo aver presentato nei mesi estivi vere colonne della grande tradizione pur in una veste sperimentale. Credo che la nuova anima del Verdi ormai dovrebbe essere chiara: un calibrato equilibrio tra continuità e innovazione, ma soprattutto un’assoluta precedenza ai giovani, alla loro formazione, alle nuove occasioni di lavoro e di carriera, un palco che dovrà divenire la loro casa, un vero trampolino di lancio, giovani i cast e giovani sul podio".

E conclude: "Una posizione etica a tutto tondo, che rispetta la vocazione della città, il suo pubblico di storici abbonati e aspira a divenire un palco di sperimentazione, ma senza strappi. In tal senso anche la leggerezza degli allestimenti diventerà una cifra stilistica del teatro, un progetto che potrà portare gradite sorprese in un panorama invece di notevole staticità, che tiene raramente conto della continua sfida a cui siamo chiamati dai nuovi linguaggi multimediali, nei quali si stanno formando gli occhi dei giovani, cioè il pubblico a cui dobbiamo indubbiamente guardare per mantenere viva la nostra grandissima tradizione operistica".

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli