Con la variante Delta le zone rosse sono dietro l'angolo

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- (Photo: Ansa)
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La curva che si appiattisce, gli ospedali che si svuotano e i morti che, seppur lentamente, diminuiscono non sono sufficienti per tirare un sospiro di sollievo. Per pensare che la pandemia sia ormai alle nostre spalle. La diffusione della variante Delta, conosciuta prima come indiana, minaccia ora l’Europa e l’Italia. Nell’ultimo report era data all′1%, nel panorama delle mutazioni più diffuse, ma la percentuale è destinata a salire. A guardare i focolai che iniziano a registrarsi in giro per l’Italia, pare evidente che sia già salita. Forse non ancora al 26%, come ipotizzava il Financial Times, ma comunque in modo significativo. L’Iss, nelle anticipazioni della flash survey, la dà al 16,8%. Prevale ancora la variante Alpha, conosciuta inizialmente come inglese, 74,92%. Ma la percentuale della mutazione sequenziata per la prima volta in India è destinata ad aumentare. Prima o dopo diventerà prevalente. Non è più aggressiva delle altre mutazioni ma è molto più contagiosa e per evitare che causi malati gravi e morti bisogna farsi trovare preparati. E completamente vaccinati, soprattutto. “Dalla nostra sorveglianza epidemiologica - dice Anna Teresa Palamara, direttrice del Dipartimento Malattie Infettive dell’Iss - emerge un quadro in rapida evoluzione che conferma come anche nel nostro Paese, come nel resto d’Europa, la variante Delta del virus stia diventando prevalente. Con la prossima flash survey avremo una stima più precisa della prevalenza”.

E se da un lato c’è la certezza che la doppia dose di vaccino sia in grado di neutralizzare anche la mutazione Delta - doppia appunto, perché la prima dose da sola non argina in questo caso il contagio, o lo fa solo in bassa percentuale - dall’altro c’è la consapevolezza che per quanto la campagna vaccinale possa correre spedita c’è ancora...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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