Con le parole di oggi Conte ha messo fine ai 5 Stelle

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NAPLES, ITALY - 2021/06/15: The political leader of the 5 Star Movement, Giuseppe Conte, during the press conference for the presentation of the candidate for mayor of Naples, Gaetano Manfredi. (Photo by Marco Cantile/LightRocket via Getty Images) (Photo: Marco Cantile via Getty Images)
NAPLES, ITALY - 2021/06/15: The political leader of the 5 Star Movement, Giuseppe Conte, during the press conference for the presentation of the candidate for mayor of Naples, Gaetano Manfredi. (Photo by Marco Cantile/LightRocket via Getty Images) (Photo: Marco Cantile via Getty Images)

Per chi come me ha studiato e osservato da vicino la nascita e i primi sviluppi del Movimento 5 Stelle la conferenza stampa di Conte è sembrata una campana a morto. Nelle parole di Conte non c’è nulla ma proprio nulla che ricordi il mito fondativo del partito di Grillo.

Non c’è il pathos, non c’è il linguaggio, non c’è l’aggressività, non c’è lo sberleffo, non c’è la folle utopia (qualcuno si ricorda il pianeta Gaia?), non c’è l’antilingua (il Vaffa, gli zombie, gli psiconani), non c’è il carisma violento, virtuale e allo stesso tempo terrigno di Grillo.

C’è la politica istituzionale, c’è un leader molto rispettabile che è immerso nel sistema fino al collo, che propone uno statuto al non-statuto, scuole di formazione all’uno-vale-uno del cittadino qualunque, il dialogo con la società civile al posto della Rete come metodo di lavoro. Quando poi si arriva ai “forum tematici” … capiamo che lì la fine del Movimento spacca-tutto è proprio vera.

E si capisce in modo plastico che tra il comico e il prof non può esserci diarchia, ma nemmeno civile convivenza. E’ il classico caso degli opposti che non si attraggono; da un lato il guru che si è inventato una creatura politica nel giro di pochi anni, a colpi di teatro e di canotto, urlando lo schifo nei confronti del sistema, capace di raggiungere il 32% dei consensi, dall’altro un cultore del diritto amministrativo, che ha fatto molto bene alla guida del paese nella fase più emergenziale della pandemia, che studia, legge, negozia, riesce a muoversi tra Salvini e Speranza e che si proietta con onestà verso un partito tradizionale dall’impianto moderato. Mentre uno attraversa a nuoto (o quasi) lo stretto di Messina, l’altro passa il tempo a studiare gli statuti dei partit...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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