Con meno colesterolo "cattivo" si riducono rischi... -4-

Red/Cro/Bla

Roma, 3 set. (askanews) - "Una conferma ulteriore sull'opportunità di inserire le nuove terapie nei protocolli terapeutici, come indicato nelle nuove linee guida ed in maniera più precoce, arriva dal recente studio indipendente EVOPACS, presentato in questi giorni all'ESC. L'obiettivo dello studio è stato quello di valutare l'efficacia di evolocumab nei pazienti con sindrome coronarica acuta, quindi nella fase acuta dell'infarto miocardico. I risultati dimostrano per la prima volta che l'impiego del farmaco entro le 96 ore dall'evento è in grado di ridurre del 77.1% i livelli di C-LDL dopo 4 e 8 settimane di trattamento. Nel 90% dei pazienti è stato inoltre raggiunto il nuovo target di C-LDL di 55mg/dl, confermando l'efficacia della terapia. Inoltre, nello studio è stata confermata la sicurezza e tollerabilità di evolocumab anche in questa tipologia di pazienti", precisa.

"Gli inibitori Pcsk9 come evolocumab nell'evento acuto hanno il compito di stabilizzare la placca aterosclerotica, modificandone la composizione, in modo che, nella fase successiva all'infarto, non ci siano ulteriori complicanze. Questo processo deve avvenire il prima possibile in modo da recare il maggiore vantaggio possibile al paziente. Un approccio aggressivo e precoce nella riduzione di C-LDL va accompagnato ad un percorso di presa in carico del paziente strutturato nelle fasi successivi all'infarto, in modo da ottimizzare il beneficio terapeutico", conclude Prati.