Con un governo giallorosso, le Commissioni saranno la trincea della Lega

serenella ronda

Se dovesse vedere la luce un governo sostenuto da Pd e M5s e, ipotesi non futuribile, anche da Leu e alcuni esponenti dei gruppi Misti e di altre forze minori, i numeri in Parlamento blinderebbero la nuova maggioranza, forte di almeno 350 deputati alla Camera e circa 170 senatori a palazzo Madama.

Semmai, i riflettori si sposterebbero sulle commissioni, vero snodo dei provvedimenti e dell'azione politica e programmatica di maggioranza e governo. E fino alla prossima primavera la situazione resterà congelata. Solo con lo scattare del biennio, infatti, si può procedere con il rinnovo delle commissioni e, quindi, dei presidenti. 

Quali commissioni sono guidate dalla Lega?

La Lega al momento ha in mano la presidenza di 5 commissioni parlamentari permanenti su 14 a Montecitorio e di altrettante al Senato. E, in alcuni casi, si tratta di commissioni strategiche, soprattutto in vista di provvedimenti chiave, come la legge di Bilancio. Il partito di Salvini, infatti, guida alla Camera la commissione Bilancio, al Senato la Finanze. Sempre in quota Lega è la presidenza della commissione Attività produttive di Montecitorio, così come la Trasporti e la Lavoro, mentre a palazzo Madama gli ex lumbard 'controllano' anche le commissioni Affari costituzionali e Difesa.

Certo, con il possibile cambio della maggioranza da gialloverde a giallorossa i numeri dei componenti resterebbero gli stessi ma il 'peso' e quindi gli equilibri di forza si ribalterebbero a netto favore dei sostenitori dell'eventuale nuovo esecutivo, con la Lega relegata all'opposizione assieme a FdI e Forza Italia. Altrettanto vero, peroò è che il ruolo del presidente di commissione non è affatto secondario, anche se il peso dei numeri della nuova maggioranza ne circoscriverebbe l'azione. Ma ciò non impedirebbe, ad esempio al salviniano doc Claudio Borghi, che guida la Bilancio della Camera, di mettere i bastoni tra le ruote e, magari, tentare di rallentare i lavori proprio in corso di esame della manovra.

Non solo. La Bilancio, ad esempio, deve dare i pareri sulle coperture finanziarie dei provvedimenti e, senza il necessario parere, l'esame in Aula non può iniziare. E ancora: i presidenti di commissione decidono le ammissibilità o meno degli emendamenti. Recita l'articolo 21 del regolamento di Montecitorio: "Il presidente della Commissione la rappresenta, la convoca formandone l'ordine del giorno, ne presiede le sedute; ne convoca l'ufficio di presidenza; può convocare, quando lo ritenga opportuno o ne sia fatta richiesta, i rappresentanti designati dai gruppi".

La lezione del caso Villari

Insomma, avere una commissione, soprattutto se strategica, guidata da un esponente di una forza politica avversa non è una passeggiata. E nulla si può fare per 'detronizzare' il presidente di commissione. Caso ormai 'scuola' quello che vide protagonista il senatore Riccardo Villari, eletto nel 2008 alla guida della Vigilanza Rai come presidente di garanzia in quota alle opposizioni ma solo grazie al voto di alcuni franchi tiratori e di alcuni esponenti della maggioranza di centrodestra.

L'allora segretario del Pd, Walter Veltroni, gli intimò di dimettersi, espellendolo dal partito, ma lui mantenne ben stretto il ruolo per alcuni mesi. Per sbrogliare la matassa servì l'intervento dei presidenti di Camera e Senato, che sciolsero la commissione.

In sostanza, una volta eletto, il presidente di commissione resta in carica fino allo scadere del biennio, quando si può procedere al cambio delle commissioni. La cui composizione è determinata dalle percentuali ottenute dai partiti alle elezioni. Ne consegue che, anche grazie ai voti aggiuntivi di Leu e esponenti del Misto, la ipotetica futura maggioranza Pd-M5s avrebbe i numeri per blindare le commissioni in attesa del turn over di metà mandato.

L'articolo 20 comma 5 del regolamento della Camera dispone infatti: "Dalla data della loro costituzione, le Commissioni permanenti sono rinnovate ogni biennio e i loro componenti possono essere riconfermati". Il che scatterebbe in primavera del 2020. Stesso discorso al Senato, dove l'articolo 21 comma 7 del regolamento recita: "Le Commissioni permanenti vengono rinnovate dopo il primo biennio della legislatura ed i loro componenti possono essere confermati". Nulla impedisce, invece, ai singoli gruppi di sostituire in corso d'opera i proprio componenti nelle varie commissioni.