Monti e la concertazione sindacale: definizione e significato

Ha scatenato un vespaio di polemiche l'intervento di ieri del presidente Monti, che ha attaccato la cosiddetta concertazione, indicandola come il male che ha bloccato l'economia e il lavoro in Italia. Ma cosa è la concertazione e di cosa parla Mario Monti?

L'attacco di Monti. “Esercizi profondi di concertazione in passato con le parti sociali hanno generato i mali contro cui noi combattiamo e a causa dei quali i nostri figli e nipoti non trovano facilmente lavoro”: sono queste le parole incriminate del presidente del Consiglio espresse durante l'assemblea dell'Abi. Parlando del rapporto tra politica e parti sociali, infatti, Monti ha espresso la speranza e la necessità di una collaborazione tra il governo, i sindacati e le associazioni degli industriali per superare il periodo di crisi ed effettuare quelle riforme necessarie per la crescita del Paese. Una collaborazione che, però, dev'essere per Monti diversa rispetto al passato. Ma a cosa si riferisce il presidente del Consiglio?

Cosa è la concertazione. Con il termine concertazione si intende il confronto tra la politica e le parti sociali per affrontare i temi legati al mondo del lavoro e trovare un accordo che crei politiche condivise. In parole semplici: prima di fare leggi sul mercato del lavoro, la previdenza o i salari, per fare tre esempi, il governo ne discute con sindacati e le organizzazioni dei datori di lavoro per trovare soluzioni che siano condivise da tutti i protagonisti. Un tavolo di discussione che, di fatto e nelle intenzioni, eviti scontri sociali successivi e che, invece, porti contributi positivi da parte dei diretti interessati. Perché questa pratica, però, non piace a Mario Monti? Perché secondo il presidente del Consiglio il rapporto tra politica e parti sociali deve sì essere di collaborazione, ma senza che il governo dia “in outsourcing responsabilità politiche”. Tradotto: ok, sentiamo cosa hanno da dire sindacati e datori di lavoro, ma poi decidiamo noi, perché non possiamo perdere tempo aspettando di trovare una posizione che soddisfi tutti.

Pochi successi, poi lo scontro. La concertazione è entrata nel panorama politico italiano nei primi anni '90, in particolare viene fissata nel luglio 1993 la data in cui è stato messo nero su bianco il protocollo che rendeva la concertazione una pratica normale del confronto politico tra le parti. Come ha sottolineato l'ex presidente di Confindustria Luigi Abete, proprio nel 1993 la concertazione portò a risultati ottimi, quando la crisi economica fu superata proprio grazie all'accordo preventivo tra governo, sindacati e quella Confindustria presieduta proprio da Abete. Riferendosi alle parole di Monti, poi, Abete evidenzia la confusione tra concertazione – cioè un dibattito che può portare a documenti condivisi, ma anche ad azioni di governo in contrasto con le parti sociali – e il consociativismo, un metodo di governo al ribasso, dove gli accordi tra le parti sono finalizzati a evitare lo scontro sociale piuttosto che alla crescita dell'economia e del mondo del lavoro. Per Abete il presidente del Consiglio ha fatto confusione tra i due termini, con la concertazione che è un valore aggiunto all'azione politica, mentre il consociativismo ne è un limite. In verità, però, dopo le prime esperienze positive, con il nuovo millennio lo scontro tra governo e sindacati si è fatto sempre più duro, rendendo la concertazione difficile, se non impossibile. Soprattutto lo scontro tra i governi Berlusconi e la Cgil, spesso accusata di fare opposizione a prescindere, ha reso il confronto tra politica e parti sociali impossibile. Da qui si è creato uno stallo che, unito ad altri fattori politici e internazionali, ha di fatto bloccato il mondo del lavoro per oltre un decennio. Ed è questo che, probabilmente, attaccava Mario Monti, che teme di ritrovarsi nella stessa posizione del suo predecessore.

Paure reali. E guardando alle ultime prese di posizione della Cgil e del suo presidente Camusso si capisce a cosa si riferisce il presidente del Consiglio. Il giorno prima delle dichiarazioni di Monti all'Abi, infatti, Susanna Camusso aveva ironicamente apprezzato la sua non volontà di candidarsi alla presidenza del Consiglio nel 2013, evidenziando la forte divisione tra il suo sindacato e il lavoro dell'attuale governo. Spaccatura enfatizzata anche ieri, dopo le parole di Monti. “Non c`è alternativa alla concertazione in nessun paese a democrazia matura e ad economia avanzata – le parole della Camusso, che poi affonda il colpo -. Le rappresentanze sociali sono elette e misurate sulla base del consenso”. “Prendere lezioni di democrazia da chi è cooptato e non si è misurato col voto è un po' imbarazzante per il futuro democratico del Paese”: si chiude così l'attacco durissimo della leader sindacale, che sembra mettere una pietra tombale su ogni possibile forma di concertazione.

Yahoo! Notizie - Le recenti polemiche tra Monti e sindacati

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