Concessioni balneari, la Ue conferma la linea dura contro l’Italia

Red
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Bruxelles, 16 feb. (askanews) - Il commissario europeo responsabile per il Mercato unico, Thierry Breton, ha inviato ieri una risposta scritta a un'interrogazione degli europarlamentari di Forza Italia (Ppe) Salvatore De Meo, Antonio Tajani, Fulvio Martusciello, Giuseppe Milazzo e Aldo Patriciello, in cui conferma la linea dura della Commissione sulle norme nazionali sulle concessioni balneari. Il 3 dicembre scorso, la Commissione aveva aperto una nuova procedura d'infrazione per il mancato allineamento al diritto comunitario della normativa italiana per il rilascio in concessione di aree del demanio marittimo destinate al turismo balneare e ai servizi per il tempo libero. L'Italia, rilevava la Commissione, non ha dato esecuzione alla sentenza della Corte europea di Giustizia del 14 luglio 2016 che aveva giudicato incompatibili con il diritto dell'Ue la legislazione e la prassi, in vigore all'epoca nel Paese, che consentivano la proroga automatica delle le autorizzazioni esistenti per le concessioni balneari. Inoltre, ricordava la Commissione, l'Italia ha successivamente prorogato le autorizzazioni esistenti fino alla fine del 2033, e ha vietato alle autorità locali di avviare o di continuare procedure di selezione pubblica aperte per l'assegnazione di concessioni che sarebbero altrimenti scadute. Tutte misure che l'Esecutivo Ue considera in violazione del diritto comunitario. Il governo italiano, che aveva due mesi per rispondere, ha inviato le sue osservazioni a Bruxelles la settimana scorsa, secondo quanto ha riferito oggi una portavoce della Commissione, limitandosi a dire che l'Esecutivo Ue sta ora analizzando il testo. Ma la risposta di Breton è inequivocabile sulla replica che c'è da attendersi. Nella loro interrogazione, del 7 dicembre scorso, gli eurodeputati di Fi avevano chiesto alla Commissione di prendere atto della crisi senza precedenti del settore balneare a causa degli stravolgimenti economici connessi alla pandemia di Covid-19, e quindi di "rivalutare la sussistenza dei presupposti per l'avvio della procedura di infrazione" e di "chiarire l'esatta applicazione della direttiva" che l'Italia è accusata di aver violato ("direttiva Bolkestein" 2006/123/Ce sui servizi nel mercato unico). Nella sua risposta a nome della Commissione, Breton ricorda innanzitutto la sentenza del 14 luglio 2016 (C-458/14 e C-67/15) con cui la Corte europea di giustizia aveva "confermato che le concessioni balneari in Italia sono autorizzazioni ai sensi della direttiva 2006/123/CE, in quanto comportano un'autorizzazione a esercitare un'attività economica in un'area demaniale". La Corte aveva inoltre stabilito, continua Breton, "che la proroga automatica delle autorizzazioni esistenti in Italia in assenza di qualsiasi procedura di selezione tra i potenziali candidati è incompatibile con la direttiva 2006/123/Ce e con il Trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Queste norme istituiscono un quadro volto a garantire la parità di trattamento dei prestatori di servizi e a promuovere l'innovazione e la concorrenza leale nel settore". La Commissione, assicura Breton, "è pienamente consapevole dell'importanza del settore del turismo balneare per l'economia di alcune regioni italiane e dell'impatto economico della pandemia di Covid-19 sul settore turistico". Ma, aggiunge il commissario, "l'impatto negativo della pandemia sul settore del turismo rende ancora più importanti gli investimenti e l'innovazione in questo settore". E, sottolinea, "la trasparenza e la concorrenza leale attirerebbero gli investimenti e stimolerebbero l'innovazione sia dei concessionari esistenti che degli operatori nuovi e innovativi". "Le norme italiane vigenti - rileva Breton - non solo violano il diritto dell'Ue, ma compromettono anche la certezza del diritto per i servizi turistici balneari. Scoraggiano gli investimenti e ostacolano la modernizzazione di un settore fondamentale per l'economia italiana". L'impatto della pandemia di Covid-19, dunque, "non fa che aumentare la necessità di riforme. La Commissione, in quanto custode dei Trattati, continuerà pertanto ad adottare le misure necessarie per garantire il pieno rispetto del diritto dell'Ue in questo settore", conclude il commissario.