Concordia, autore scoop telefonata De Falco-Schettino: "Vi racconto quel 'Vada a bordo, c...'"

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"La telefonata tra De Falco e Schettino? Sì, senza esitazioni oggi la diffonderei di nuovo, perché quel dialogo è diventato, per certi aspetti, uno dei simboli di quella tragedia". Simone Innocenti, giornalista esperto di cronaca nera e giudiziaria del "Corriere Fiorentino", è l'autore dello scoop che ha consentito la 'svolta' nella 'narrazione' del naufragio della Costa Concordia davanti all'isola del Giglio.

Dieci anni dopo, intervistato dall'Adnkronos, confessa che rifarebbe esattamente ciò che fece allora: il 16 gennaio 2012 pubblicò sul sito internet del suo giornale il file audio della drammatica conversazione tra il capitano Gregorio De Falco della Capitaneria di Porto di Livorno e il comandante della nave che stava affondando, Francesco Schettino, con quell'imperativo categorico "Vada a bordo, cazzo" che fece il giro del mondo e che ancor oggi è uno dei più cliccati su YouTube da milioni di utenti.

Dieci anni dopo resta ancora il mistero di come Simone Innocenti riuscì ad avere quell'audio, diffuso lo stesso giorno in cui Schettino comparve davanti ai magistrati della Procura di Grosseto per l'interrogazione di garanzia seguito al suo arresto. "Con tutta franchezza e sincerità è un mistero anche per me: fu un 'regalo' del tutto inaspettato", spiega il giornalista nell'intervista all'Adnkronos. "In dieci anni nessuno ha mai capito come quel file sia arrivato tra le mie mani. E nemmeno io ho mai saputo chi mi ha voluto fare quel 'dono'".

Quell'audio che avrebbe 'condannato Schettino senza processo', secondo la versione degli avvocati difensori del comandante della Concordia, fu fatto trovare nell'auto di Simone Innocenti, parcheggiata in un hotel a Porto Santo Stefano (Grosseto), vicino al porto da dove partono i traghetti per l'isola del Giglio. "E' la verità - ribadisce il giornalista all'Adnkronos - la stessa che raccontai ai pubblici ministeri di Grosseto, alla presenza dell'allora procuratore capo Francesco Verusio, quando fui sentito durante il procedimento che era stato aperto dalla Procura per la diffusione dell'audio. Siccome avevo e ho la cattiva abitudine di fumare anche in auto, lascio quasi sempre il finestrino aperto; accadde anche quella sera di dieci anni fa quando tornai in albergo. Al mattino successivo, riprendendo l'auto trovai sul sedile una chiavetta Usb con all'interno il file audio con il dialogo tra De Falco e Schettino".

Certo, ammette Simone Innocenti, "sono stati frangenti difficili e complessi quelli successivi all'ascolto della telefonata: rimasi scioccato, senza parole, allora non sapevo nemmeno chi fosse De Falco... Ho passato più di un'ora nel terrore, non mi resi conto subito di come era esplosiva quella roba... Quando ho inquadrato il tutto, ho deciso che era importante far conoscere quella conversazione nella consapevolezza che sarebbe scoppiato un pandemonio e che ci sarebbero state anche conseguenze giudiziarie. Ma l'ho pubblicata facendo i dovuti riscontri e usando le necessarie accortezze".

Così la telefonata del "Vada a bordo, cazzo" passò di sito in sito, trasmessa dalle radio e dalle televisioni, ripresa dai giornali, fece in poche ore il giro del mondo, rilanciata dalla Bbc alla Cnn.

La telefonata che nell'opinione pubblica fece emergere l'eroe De Falco e finire nella polvere Schettino, ha cambiato la vita di Simone Innocenti? "No, io sono lo stessa giornalista di prima - risponde l'interessato - e continuo ad occuparmi con la stessa passione dei fatti di cronaca che il mio lavoro mi riserva".

Oltre alle gratificazioni professionali, Innocenti ammette però che la diffusione di quella telefonata - al netto dei grattacapi che gli ha procurato - ha riservato delle soddisfazioni personali di non poco conto. A partire dai complimenti della madre Loretta. "Quella sera il telegiornale regionale toscano di Rai 3 - racconta il giornalista sempre all'Adnkronos - realizzò un servizio sull'audio e i colleghi fecero il mio nome e cognome come l'autore dello scoop. Mia mamma che non navigava su internet ma ascoltava sempre il Tgr mi chiamò subito per farmi i complimenti: 'Simone bravo'. Per me è stata la più bella medaglia. Come è stato bello da allora in poi sentire tanti giornalisti, italiani e stranieri, le punte della cronaca d'inchiesta, mostrare amicizia e stima nei miei confronti: per loro non ero più un solo un 'collega' ero diventato 'Simone'".

(di Paolo Martini)

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