Concordia, De Falco: "Se Schettino fosse tornato a bordo oggi sarebbe un eroe"

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La notte del 13 gennaio 2012 le loro vite cambiarono irrimediabilmente. Da una parte Francesco Schettino, il comandante della nave da crociera Costa Concordia condannato a 16 anni di reclusione per il naufragio che costò la vita a 32 persone; dall'altra Gregorio De Falco, il capitano di fregata che, in una telefonata divenuta celebre, intimò a Schettino di tornare a bordo della nave e che oggi è un membro del Senato della Repubblica.

A distanza di dieci anni da quei tragici fatti, De Falco - parlando con l'Adnkronos - afferma che la possibilità di un incontro con Schettino, attualmente detenuto nel carcere romano di Rebibbia, non desta in lui alcuna curiosità. "Incontrare Schettino in carcere? E perché dovrei? Non avrei niente da dirgli. Quello che dovevo dirgli, gliel'ho detto la sera del naufragio. E poi l'ho ripetuto in Tribunale", spiega il parlamentare del Gruppo Misto, eletto nel 2018 con il Movimento 5 Stelle. "Recarmi a Rebibbia, per vedere Schettino, sarebbe una commistione tra le mie prerogative di parlamentare e altre questioni, che a quel punto diventerebbero personali. Invece questa è una vicenda che di personale non ha nulla". "Quella notte - prosegue De Falco - non si sono incontrate due persone. Ma il comandante della nave e colui che coordinava i soccorsi dalla Capitaneria di porto di Livorno. Le funzioni si sono incontrate, non le persone. Ovviamente non si è sviluppato un rapporto di tipo personale ma funzionale. In questo rapporto il comandante della nave è venuto meno ai doveri del suo ruolo".

Il suo "torni a bordo c..." l'ha reso famoso. "Quel mio 'torni a bordo' fu una sorta di preghiera laica. Se Schettino mi avesse ascoltato, se fosse risalito sulla Concordia così come gli avevo detto di fare - sottolinea l'ex esponente del M5S - lui oggi sarebbe un eroe. O comunque sarebbe ricordato come uno che ha fatto di tutto per salvare vite umane. Ma così non è stato, purtroppo".

(di Antonio Atte)

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