Concordia, l'ultima bugia di Schettino: la "grande manovra" non fu idea sua

Nessuna manovra per mettere in salvo la Costa Concordia. È l’ultima bugia del suo comandante Francesco Schettino, responsabile dell’incidente che la notte del 13 gennaio scorso ne ha causato l’affondamento che costò la vita a 32 persone. “Ho fatto una grande manovra, per questo la nave non è affondata del tutto, ma è rimasta vicino alla costa”, aveva detto Schettino davanti agli inquirenti e alle telecamere. Ma le carte non gli danno ragione.

Schettino e De Falco, le due facce dell'unico dramma

È la perizia conclusiva sul naufragio della Costa Concordia a smentire il comandante divenuto negativamente famoso in tutto il mondo. Schettino sosteneva di aver messo la barra a dritta e così facendo aveva messo in salvo la nave. Ma l'averlo fatto, come si legge nella perizia disposta dal gip di Grosseto Valeria Montesarchio e depositata in Tribunale ieri mattina, “avrebbe potuto anche comportare che la nave si dirigesse verso il largo (alti fondali), con probabili conseguenze peggiori di quanto si è poi verificato nella realtà”. Inoltre dire di aver messo la barra a dritta basandosi su elementi sconosciuti come accadde in quei momenti è comunque un errore. Gli esperti hanno infatti valutato tutti gli aspetti delle manovre di quella notte e hanno risposto ai 50 quesiti ammessi dal gip. La risposta al ventottesimo quesito è quella che inchioda Schettino e recita: “Le circostanze e non la volontà hanno reso efficace quell'unico ordine”.

Le superstizioni sui naufragi maledetti

Nessun dubbio invece sulla sconsideratezza della manovra. “La causa del sinistro”, continua la perizia, “è una manovra estremamente azzardata. La nave è stata portata a navigare su una rotta troppo vicina alla costa, ad elevata velocità e, per di più, in ore notturne”. Mentre è confermato il ritardo nel lanciare l’allarme generale per i soccorsi: “è di 48 minuti e 19 secondi il tempo trascorso dall'impatto (ore 21.45 e 7 secondi) al distress, ovvero all'emergenza generale (22.33 e 26 secondi)”.

La telefonata incriminata di Schettino

Costa Concordia, l'audio di Schettino: Madonna c'aggio cumbinat'Isola del Giglio (TMNews) - Ecco la famosa frase, tratta dalla scatola nera, pronunciata dal comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino, subito dopo l'urto con gli scogli all'isola del Giglio, il 13 gennaio 2012. Il comandante ordina di chiudere le porte stagne e poi, in napoletano, prende coscienza dell'incidente appena causato dall'"inchino" fatale, forse per omaggiare il maitre della Concordia, Antonello Tievolo, originario del Giglio che poco dopo ammette di sentirsi in colpa.

Drammatica anche la conversazione tra Schettino e il direttore di macchina della nave, Giuseppe Pillon con la domanda: ma stamm' ienn a' funn' (stiamo affondando?) e la risposta affermativa dell'ufficiale, da cui la decisione di dar fondo all'ancora mentre i marinai urlano: "siamo pieni d'acqua".

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