Condanna e carezze a Erdogan

Angela Mauro

A 6 giorni dall’inizio dell’offensiva militare turca contro i curdi nel nord-est della Siria, l’Unione Europea riesce a usare la parola “condanna” contro Ankara. È contenuta nella risoluzione adottata oggi al consiglio europeo dei ministri degli Esteri a Lussemburgo. Eppure non è stato semplice arrivarci. Gran Bretagna, Ungheria e Bulgaria hanno provato a opporsi. Ma hanno perso. Ora la “condanna” delle azioni di Erdogan c’è. E ci sono anche altri due ‘schiaffi’ europei ad Ankara: l’embargo delle armi e le sanzioni. Ma il primo è demandato alle decisioni di ogni Stato membro. Le seconde non riguardano la crisi curda ma il petrolio. Condanna e carezze. Perché nella dichiarazione finale di Lussemburgo, la Turchia viene definita “partner chiave dell’Ue” nel quadro mediorientale e sul dossier dell’immigrazione.

In prima linea contro i turchi, va detto c’è l’Italia, insieme a Francia, Spagna e ad una Germania che fino a venerdì era prudente – terrorizzata da una nuova ondata di profughi dalla Siria - e poi si è allineata al coro della maggior parte dei paesi Ue favorevoli all’embargo della vendita di armi alla Turchia, minimo sindacale contro Erdogan. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio annuncia un decreto intraministeriale ad hoc: un atto ‘snello’, che non deve passare dal consiglio dei ministri, e che tuttavia riguarderà le commesse future e non i contratti in essere. Di Maio lo firmerà nelle prossime ore, forse già nel volo di andata per Washington quando viaggerà insieme al presidente della Repubblica Sergio Mattarella in visita negli Stati Uniti. Lì dove oggi Donald Trump, nel suo incessante delirio di dichiarazioni spesso in contraddizione tra loro, annuncia “grandi sanzioni” sulla Turchia in arrivo: “Veramente c’è qualcuno che pensa che dovremmo andare in guerra con un membro della Nato come la Turchia? Basta alle guerre senza fine”.

Dopo aver dato il proprio lasciapassare di fatto...

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