Condannato El Chapo all’ergastolo: “Processo non equo”

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Il re del narcotraffico El Chapo, 62 anni, è stato condannato all’ergastolo dalla corte di New York per dieci capi di imputazione. La condanna ha posto fine ad un lunghissimo processo che ha visto protagonista l’uomo che per 25 anni è stato a capo del Cartello di Sinaloa. Joaquin Guzman Loera risulta essere uno degli uomini più ricchi del mondo, al 41esimo posto su Forbes e con un patrimonio stimato di 14 miliardi di dollari. Il processo si è tenuto nella blindatissima aula del tribunale di Brooklyn sotto sorveglianza, controllato a vista. Per lui, oltre all’ergastolo, una pena ulteriore a 30 anni di reclusione. La Corte ha poi chiesto al restituzione di 12,6 miliardi di dollari, proventi dei suoi crimini.

Condannato El Chapo

Il processo era iniziato nel 2016, data del suo arresto, in Messico, a cui aveva fatto seguito l’estradizione negli Stati Uniti a causa dei numerosi tentativi di fuga. A febbraio 2019 era stato giudicato colpevole di 10 capi d’accusa, tra cui associazione a delinquere nell’ambito della criminalità organizzata, traffico di droga, riciclaggio di denaro sporco, uso e traffico di armi da fuoco e vari omicidi. In aula, Guzman si è lamentato delle condizioni della detenzione e ha detto di non aver avuto un processo equo: “Il mio caso non era chiaro e mi avete negato un processo equo proprio di fronte al mondo intero che stava guardando. Quando sono stato estradato negli Usa, mi aspettavo di avere un processo giusto ma è successo l’opposto”.

“Una tortura”

Nel suo discorso, ha poi ringraziato la famiglia per averlo spinto a denunciate “la tortura che ho subito negli ultimi 30 mesi”. “È stata una tortura – ha proseguito -. La situazione più disumana che abbia vissuto in tutta la mia vita. Una tortura fisica, emotiva e mentale”. A detta sua infatti, i giudici sarebbero stati guidati dal pregiudizio. Il suo difensore ha dunque chiesto un nuovo processo, richiesta già avanzata qualche giorno fa e respinta.