Condizione femminile, l'Italia solo 8° fra i paesi del G20

L'Italia non è certamente un paradiso terrestre per le donne. Non fanno sorridere i risultati di un'indagine condotta dal TrustLaw della Thomson Reuters Foundation alla vigilia del G20 in programma in Messico. C'è ancora molto da lavorare per migliorare la condizione delle donne nei paesi più industrializzati del mondo. Secondo quanto hanno concluso 370 esperti di questioni di genere, che hanno indicato qualità e criticità, l'Italia si piazza all'ottavo posto, alle sue spalle nessun paese europeo. Non certamente una posizione invidiabile, soprattutto andando ad analizzare le cause dello scarso "rating" ottenuto dal nostro paese.

Innanzitutto le discriminazioni sul lavoro: il tasso di disoccupazione femminile è sensibilmente più elevato rispetto a quello degli uomini, questo nonostante la più alta scolarizzazione (sia in termini assoluti che in termini di rendimento) delle donne. Salari più bassi a parità di mansioni, una difficoltà atavica nell'ottenere posizioni dirigenziali che si accompagna al numero impressionante di donne fatte oggetto di molestie sessuali sul luogo di lavoro, 1 milione e 200 mila.

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Un dato impressionante se confrontato a quelli dei paesi che ci precedono nella speciale classifica, anche se nemmeno il Canada, che occupa la prima posizione, è esente da problemi che richiederebbero una soluzione immediata. Il paese della foglia d'acero basa il suo primato sull'accesso all'istruzione superiore delle donne (il 62% dei laureati sono donne), una legislazione che le protegge in maniera efficace da abusi e violenze, il libero accesso a cure mediche e la diffusione della contraccezione (3/4 delle donne fra i 15 e i 49 anni la utilizzano).

La questione che rimane aperta è sempre quella della parità sul lavoro. Nemmeno in Germania (2° in classifica) è stato ancora possibile eliminare le differenze in termini di retribuzione: le donne percepiscono in media il 21,6% in meno di stipendio rispetto agli uomini a parità di qualifica. Anche dal punto di vista dell'inserimento del gentil sesso in posizioni di controllo all'interno delle grandi imprese i tedeschi sono "fermi" ad un misero 12,5%, un paradosso ancora più evidente tenendo conto che il ruolo di primo ministro è ricoperto da una donna, Angela Merkel.

La parità in politica non corrisponde alla parità sul lavoro, un altro esempio negativo in questo senso è quello australiano. Il parlamento aussie è composto al 35,9% da donne (un dato molto elevato), ma le 200 aziende più importanti sono guidati da amministratori delegati femmine soltanto in 5 casi.

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