Confagricoltura: a rischio l’olio extravergine Made in Italy

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Milano, 19 set. (askanews) - Prima la Xylella, poi la pandemia, a seguire la siccità e l'aumento esponenziale dei costi, energetici in primis, hanno determinato uno scenario pericoloso per il futuro dell'olio italiano. A lanciare l'allarme è Walter Placida, presidente della Federazione nazionale olivicola dei Confagricoltura.

"La produzione, se nell'ultima fase del ciclo produttivo non si verificheranno importanti avversità meteorologiche o fitopatie, ha avuto una diminuzione media del 30%, che ha raggiunto punte anche 40% rispetto allo scorso anno. In Puglia e Calabria abbiamo registrato cali di produzione, più lievi in Sicilia, mentre in Toscana la situazione è in leggero recupero. Se il maggiore bacino per l'olio, con il 75% circa della produzione, scende, va da sè che calerà il totale complessivo italiano" ha spiegato Placida, sottolineando che con i rincari alla produzione (gasolio, energia elettrica, materie prime) "l'olio extra vergine al consumo non potrà avere un prezzo inferiore a 8,50 euro".

"Il costo fisso per molire un quintale di olive nella prossima campagna varierà da 11,02 a 26,91 euro al quintale, a seconda della taglia del frantoio, ai quali occorre sommare il margine del frantoiano" ha aggiunto il presidente di Assofrantoi, Paolo Mariani, evidenziando come "nei piccoli frantoi specialmente quelli del Nord Italia, si arriverà ad un costo di circa 27 euro a quintale di olive, mettendo a rischio la prosecuzione dell'attività di moltissime realtà".

"La nostra olivicoltura è un patrimonio inimitabile, ora in pericolo: siamo primi al mondo per biodiversità, con oltre 500 cultivar che danno vita ad oli con profili aromatici unici nel panorama mondiale, senza contare la cultura, la qualità delle produzioni, la salvaguardia ambientale e paesaggistica, lo sviluppo e la ricerca tecnologica" ha evidenziato Placida, concludendo "è necessario valorizzare le produzioni made in Italy e rilanciare i consumi, mettendo in piedi velocemente misure capaci di contenere i costi all'origine, calmierando quelli al consumo".

Confragricoltura ricorda che l'Italia è "il secondo produttore di olio, dopo la Spagna e secondo esportatore mondiale. Il 50% dell'export nazionale è concentrato su quattro Paesi, in primis gli Usa, che accolgono il 30% del prodotto tricolore, poi Germania, Giappone e Francia. La produzione italiana copre mediamente il 15% di quella mondiale. La produzione nazionale è concentrata in 3 regioni (Puglia 49%, Calabria 14%, Sicilia 11%), è tendenzialmente in calo e soggetta a una eccessiva variabilità".