Conferenza presidenti Assemblee regionali: strage Capaci sanguina ancora

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Roma, 23 mag. (askanews) - "Diceva Oriana Fallaci che ci sono ferite che non guariscono, ferite che ad ogni pretesto ricominciano a sanguinare: ecco, la strage di Capaci è una di quelle lacerazioni che sanguina e addolora ancora. Lo dichiara Roberto Ciambetti, Coordinatore della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome e Presidente del Consiglio regionale del Veneto.

"Sono passati trent'anni: il ricordo di Giovanni Falcone, come quello di Paolo Borsellino, assume i contorni della vergogna, la vergogna di non essere stati in grado, in trent'anni, di far emergere tutta la verità, tra depistaggi, misteri e complicità occulte", aggiunge.

"Perché questo fallimento? La risposta a questa domanda ce la dà oggi proprio Giovanni Falcone: 'La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave; e che si può vincere non pretendendo l'eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni." Ma sono passati trent'anni dalla strage di Capaci e fra poco saranno trent'anni dalla strage di via D'Amelio. La ferita è ancora aperta", prosegue.

"È nostro dovere aver cura della memoria, ricordando quanti hanno lottato per affermare il diritto a vivere nella legalità e sono caduti per il Paese, portandoli con noi quali esempi illuminati e adoperarci affinché la lotta alla mafia sia sempre più una priorità, un esempio di vita da consegnare alle giovani generazioni", dice Carmine Cicala, Presidente del Consiglio regionale della Basilicata e Delegato per il Coordinamento Antimafia e Legalità della Conferenza.

(segue)

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