##Conferenza su futuro Europa, il lavoro del panel di cittadini

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Strasburgo, 18 set. (askanews) - Si è svolta oggi, nella sede dell'Europarlamento a Strasburgo, la seconda giornata del primo dei tre "panel europei dei cittadini" che costituiscono il pilastro più innovativo della "Conferenza sul futuro dell'Europa".

Si tratta di un esperimento storico di democrazia partecipativa (o "deliberativa", secondo la definizione inglese), volto a dare alla società civile la possibilità di esprimere in modo chiaro e strutturato le proprie aspettative rispetto all'Ue e alla sua evoluzione nel medio-lungo termine. Con la speranza che le istituzioni comunitarie e i governi prendano poi sul serio le raccomandazioni dei cittadini e vi diano seguito.

I 200 membri di questo primo panel, selezionati a caso secondo la metodologia utilizzata nei sondaggi d'opinione, (con almeno un terzo di giovani fra i 16 e i 25 anni), si sono ritrovati immersi in un gigantesco "brain storming", con discussioni svoltesi prima in piccoli gruppi (10-15 persone) e poi confluite nelle riunioni plenarie, intorno a tre aree tematiche: economia, trasformazione digitale, giovani e istruzione. Le discussioni sono guidate da "facilitatori" e alimentate da esperti (in genere professori universitari) che introducono brevemente le tematiche in discussione e rispondono poi alle domande dei facilitatori e dei cittadini.

Per le aree tematiche scelte per le discussioni dei panel sono importanti gli input provenienti da un altro strumento importante della Conferenza, la piattaforma digitale multilingue, sulla quale decine di migliaia di cittadini hanno già fornito e continuano a fornire contributi, commenti e idee su quello che potrebbe o dovrebbe fare l'Ue, in più o in modo diverso da quello che fa già ora.

Fra le idee dibattute oggi, quelle di un reddito di base incondizionato per tutti i cittadini, la lotta ai paradisi fiscali, l'accesso gratuito per tutti i giovani a un'istruzione di qualità, il contrasto alle diseguaglianze economiche e di reddito, e una transizione digitale equa, che non lasci indietro nessuno.

"La reazione di molti di noi quando ci hanno chiamato per dirci che eravamo stati scelti per il panel è stata di pensare che fosse una truffa, o che volessero venderci qualcosa", ha raccontato uno dei membri del panel, Maria Paola Fabiocchi, insegnante di lettere in un istituto tecnico di Teramo. "Mi hanno spiegato al telefono che erano di un società che faceva sondaggi e che cercavano 800 cittadini per discutere il futuro dell'Europa, e se volevo partecipare. Ho chiesto di pensarci un attimo e di mandarmi più informazioni, lo hanno fatto, e non ci ho messo molto a decidere, sono un'europeista convinta. Se non avremo una federazione europea con poteri concreti in futuro saremo condannati all'irrilevanza, nella migliore delle ipotesi".

"Da queste prime discussioni - ha aggiunto la professoressa, intervistata durante una pausa dei lavori questo pomeriggio - esco ancora più motivata. E' un processo che può essere affinato, e ci vorranno tempi lunghi, ma non penso che sia una sceneggiata, non fosse altro che per l'entità delle risorse che l'Ue ha messo in campo. Anche chi è arrivato molto scettico, più distante, poi si è sentito più coinvolto. Sicuramente torneranno a casa più convinti. E' un'esperienza collettiva di apertura e di disponibilità, anche per il fatto che si parlano tante lingue".

"Ieri - ha riferito la signora Fabiocchi - la discussione è stata soprattutto su ciò che l'Ue è oggi, mentre oggi abbiamo parlato di come vorremmo che fosse fra 20 o 30 anni, e nel pomeriggio abbiamo cominciato a lavorare sulle tre aree tematiche, su aspetti più concreti e obiettivi raggiungibili".

La professoressa ha poi sottolineato che "è importante il clima, questa esperienza di formazione, contatti, relazioni, condivisione, anche superando le barriere linguistiche, soprattutto fra i giovani. E' un po' quello che vivono con il programma Erasmus", che permette agli studenti universitari di passare in una altro paese dell'Ue un periodo di studio di diversi mesi. "E' una grande esperienza, e penso - ha concluso - che una delle raccomandazioni che farei all'Ue è di estendere Erasmus anche agli adolescenti, agli studenti della secondaria superiore".

La polacca Dorota Szelewa, professoressa di Politica sociale all'University College di Dublino, è una degli esperti scelti per rispondere alle domande del panel. Le abbiamo chiesto se pensi che questo esperimento di democrazia deliberativa stia funzionando, se di riuscirà davvero a convogliare le discussioni in proposte e raccomandazioni concrete dei cittadini per cambiare in meglio l'Unione europea. "E' D-difficile dirlo ora, la mia prima impressione - ha risposto - è che c'è un grande potenziale; vedremo se funziona. I partecipanti comunque sono molto impegnati, non mi aspettavo di ricevere tante domande da loro".

"Io lavoro in Irlanda - ha aggiunto Szelewa -, dove questo modello di democrazia deliberativa funziona da tempo, con un dialogo nella società civile anche su temi controversi come l'aborto. Io credo fortemente che funzionerà. Ma dovremo monitorare il processo e reagire quando sarà necessario; sarà difficile ma credo che funzionerà", ha concluso.

La sessione riprende domani, quando si cercherà di "mettere a terra" i primi gruppi di proposte che possano portare più tardi alle raccomandazioni, da formulare dopo altre due sessioni nei prossimi tre mesi, un online e la terza di nuovo in presenza. Domani mattina, comunque, prima di lasciare Strasburgo, i 200 cittadini dovranno eleggere venti loro rappresentanti, o "portavoce", che parteciperanno, portando le raccomandazioni del panel, alla sessione finale della Conferenza sul futuro dell'Europa.

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